Non considerate i frontalieri alla stregua di chi “scuda”
Sulla vicenda dello scudo fiscale interviene il sindacato elvetico. “Sono obbligati ad avere un conto corrente bancario in Svizzera”
«Le lavoratrici ed i lavoratori frontalieri italiani non possono essere in alcun modo considerati alla stessa stregua di coloro che hanno esportato illegalmente capitali verso l’estero». Lo dice Giancarlo Bosisio presidente del Csir il consiglio sindacale interregionale
«Essi contribuiscono – si legge nella nota – ad incrementare la ricchezza nazionale dell’Italia sia con le rimesse derivate dai guadagni realizzati nel Paese in cui lavorano e che vengono spesi in Italia, sia attraverso i ristorni fiscali ai comuni di residenza così come previsto dall’Accordo italo-elvetico risalente al 1974».
«I frontalieri, considerando che sono obbligati ad avere un conto corrente bancario in Svizzera su cui i loro datori di lavoro versano la retribuzione, non possono essere annoverati tra coloro che debbono ottemperare allo scudo e al monitoraggio fiscale così come ne sono esonerati sia coloro che operano presso organismi comunitari sia i cittadini di Campione d’Italia».
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