Maroni: “Sui clandestini mantenute le promesse”

Si è svolta ai giardini di Palazzo Estense la centocinquantasettesima festa della Polizia di stato. Il capo della Polizia Manganelli, il Questore Turillo e il ministro dell'interno hanno tracciato il bilancio degli obiettivi raggiunti

La Polizia ha spento stamattina le sue 157 candeline, ovvero tante quanti gli anni passati dal momento della sua fondazione. A festeggiarla ai giardini estensi c’erano persone di tutte le età: bambini, attratti più che altro dalla Lamborghini azzurra fiammante targata polizia di stato, e adulti e meno adulti incuriositi dai discorsi di rito, e soprattutto dalla sontuosità dell’evento. E naturalmente non mancava il parterre istituzionale, con i vertici delle forze dell’ordine al completo, i volti noti della politica e delle associazioni di categoria.

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Al Questore di Varese Matteo Turillo, al capo della Polizia Antonio Manganelli e al Ministro dell’interno Roberto Maroni il compito di tracciare, durante la cerimonia che si è svolta all’interno del Salone Estense, il bilancio dell’anno passato, dei risultati raggiunti e fornire un quadro del modello che il governo ha costruito per la gestione della sicurezza.
Immigrazione e criminalità mafiosa i due temi attorno ai quali i tre rappresentanti istituzionali hanno costruito i loro discorsi celebrativi.

«Oggi posso finalmente dire che abbiamo mantenuto tutte le promesse», è iniziato con queste premesse l’intervento del ministro Maroni, soddisfatto del lavoro svolto dalla Lega al governo e dei provvedimenti approvati, tra i quali appunto il pacchetto sicurezza che ha ricevuto nei giorni scorsi l’approvazione alla Camera. «Abbiamo approvato – ha proseguito il ministro – una serie di norme che insieme costituiscono quello che noi abbiamo chiamato il “modello di sicurezza integrata”: un sistema che coinvolge più attori nella gestione dell’ordine pubblico. Le forze dell’ordine in primis, a cui abbiamo dato maggiori strumenti per il contrasto alla criminalità, ma anche altre istituzioni, come i sindaci, ai quali abbiamo dato più deleghe in materia di sicurezza, e alle associazioni di cittadini». Proprio sul ruolo delle “Ronde” il ministro si è soffermato all’interno del suo intervento: «Con la legittimazione delle cosiddette ronde abbiamo dato regolamentazione a un fenomeno che esisteva già – ha detto il ministro – proprio per garantire che questo compito venga svolto in quadro di legalità».
Maroni ha poi illustrato alcuni dei punti più importanti contenuti nel disegno di legge sulla sicurezza, dall’obbligo di denunciare i tentativi di estorsione subiti dalle aziende, al contrasto all’immigrazione clandestina: «abbiamo cominciato, così come previsto dall’accordo con la Libia, a respingere i barconi degli immigrati – ha detto il Ministro – una svolta importante nella nostra politica migratoria, per la quale abbiamo collaborato anche con la Polizia. Del resto – ha concluso il Ministro riferendosi al capo dela Polizia con una battuta di spirito – il binomio perfetto per combattere la clandestinità non può che essere quello "Maroni e Manganelli"».

Certezza della pena, insicurezza percepita dai cittadini e criminalità mafiosa, invece, i temi trattati dal capo della Polizia Antonio Manganelli. «Oggi è diffuso il concetto di sicurezza percepita dai cittadini – ha detto Manganelli – un dato che spesso dipende da ragioni diverse dalla criminalità reale, come possono essere incertezze dovute al disagio sociale o al degrado dell’ambiente in cui si vive, ma anche al fatto che nel nostro paese non c’è una adeguata certezza della pena, che svolge un ruolo fondamentale nella prevenzione dei comportamenti criminali. Il ruolo della Polizia proprio per sanare questo quadro di insicurezza solo percepita, deve essere sempre più integrato con la cittadinanza e con le istituzioni. Bene quindi le iniziative del governo per avvicinare i sindaci e i cittadini ad un tema così delicato».
Manganelli ha poi affrontato il tema dei fenomeni mafiosi:«Non dimentichiamoci – ha detto – che nel nostro paese sono nate e si sono sviluppate le tre più pericolose organizzazioni mafiose del mondo. Lo sforzo della Polizia anche su questo versante è sempre più importante, con un occhio particolare anche nei territori del nord Italia, dove, come abbiamo visto nei giorni scorsi, si stanno verificando degli episodi molto gravi». Anche Manganelli si è poi soffermato sul tema dell’immigrazione clandestina: «La grandezza del problema è ben rappresentata dai dati – ha detto Manganelli – oggi il 38% della popolazione carceraria e composta da immigrati clandestini. Il fenomeno rappresenta ormai dagli anni ’90 il pericolo più serio dopo la criminalità mafiosa. Presto entreranno in servizio tre nuove imbarcazioni per presidiare le acque al confine con la Libia, avranno comando libico e personale dela Guardia di Finanza a bordo».

Immigrazione clandestina al centro anche dell’intervento del Questore di Varese, «un fenomeno che consegna nelle migliori delle ipotesi questi poveri disperati alla devianza e alla criminalità – ha detto  Turillo – che rende possibile il traffico di stupefacenti, sia a livello di trasporto di droga che a quello del fenomeno dello spaccio». Turillo ha poi fornito tutti i dati del lavoro svolto dalla Polizia sul nostro territorio: «272 le persone arrestate in un anno, 1241 i denunciati a piede libero, dimezzati i tentati omicidi, scese da 33 a 23 le violenze sessuali, da 81 a 73 le rapine. La nostra attività – ha concluso il questore – serve a garantire la sicurezza, e quindi la libertà e la democrazia di tutti i cittadini».

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Pubblicato il 16 Maggio 2009
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