“Vi spacco le gambe”: le minacce ai vigili di Comerio finiscono in tribunale
I fatti risalgono al marzo del 2022: l’imputato ha chiesto di accedere alla "messa alla prova“, e il reato di minaccia a pubblico ufficiale è ora estinto
Il vigile che arriva per un controllo alla bancarella in piazza a Comerio, i clienti che se ne vanno, gli affari della giornata che sfumano, e la contestazione delle autorità: «Non ha il permesso». Risultato: l’ambulante che minaccia l’agente di polizia locale, e che puntualmente finisce a processo.
Oggi, di fronte al giudice monocratico Alessandra Sagone, il reato è stato dichiarato estinto per il buon esito della «messa alla prova» che l’imputato ha saputo gestire correttamente, chiedendo poi scusa per l’accaduto e offrendo ad una associazione di sostegno a gravi patologie un’offerta in danaro, confacente alle sue possibilità.
Il fatto si è dunque concluso positivamente grazie alla difesa dell’avvocato penalista varesino Gianluca Franchi, e riguarda una vicenda occorsa il 3 marzo 2022. Dunque in quella giornata di quasi primavera di tre anni fa l’uomo, 60 anni, ambulante, aveva piazzato il suo carro per la vendita di frutta – arance – in piazza (zona via al Lago) a Comerio.
La polizia locale, che fra le competenze vanta anche ruoli di polizia amministrativa, decide di eseguire un controllo al venditore, che secondo l’accusa mossagli sarebbe risultato in difetto di alcuni requisiti per esercitare l’attività. A quel punto gli animi del commerciante si alterano.
Prima vengono proferite generiche minacce a fronte dell’ipotesi paventata da parte dei vigili, cioè di sequestrare il veicolo: «Allora vi denuncio al mio amico maresciallo, dai carabinieri», è stata la sua risposta secondo le contestazioni rivolte all’indagato dalla Procura. E poi, dopo l’allontanarsi dei clienti presenti sul posto, allarmati per i toni che aveva assunto la contesa, le minacce rivolte ai vigili: «Se non ve ne andate vi spacco le gambe».
Da qui la denuncia per “minaccia a pubblico ufficiale”, reato che prevede una pena base che va da sei mesi a cinque anni. L’uomo, denunciato e rinviato a giudizio, incensurato, ha chiesto l’istituto della messa alla prova, conclusosi favorevolmente. (immagine di repertorio)
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