Nuova piantumazione alla Dacia di Villa Baragiola per Ilaria Capua, premio Furia 2025
Messo a dimora un nuovo albero di Mele cotogne con la veterinaria e virologa vincitrice del premio Furia 2025, immaginando strategie per il futuro della ricerca
Il frutteto di Villa Baragiola ha una pianta in più: un albero di Mele cotogne, piantumato il 5 dicembre accanto alla Dacia, sede del Centro geofisico prealpino da Ilaria Capua, virologa riconosciuta per la divulgazione scientifica e l’approccio “One Health” e insignita del Premio Furia 2025.
La nuova piantumazione ha preceduto di qualche ora la cerimonia per la consegna del premio ospitata da Palazzo Estense alle 17.30 ed è stata l’occasione per uno scambio informale di idee tra la ricercatrice e divulgatrice e il personale del Centro geofisico Prealpino.
È stato il meteorologo Paolo Valisa a presentare la storia del di Salvatore Furia e della sua passione visionaria che ha realato alla città di Varese l’Osservatorio astronomico in vetta al Campo dei Fiori (e con sede distaccata nel deserto della Namibia grazie a un telescopio governato da remoto da Varese da Luca Buzzi), e il Centro geofisico Prealpino che ha trovato sede nella Dacia nel cuore del parco di Villa Baragiola.
«Ci sono visionari che rimangono tali perché non riescono a trovare il modo di concretizzare le loro idee – ha commentato Capua – Ma Salvatore Furia ha saputo unire visione e concretezza, regalandoci un progetto che oggi è ancora valido e anzi può rivelarsi fondamentale in ottica di prevenzione, grazie al lavoro di rete coordinato a Bologna dal Centro geofisico internazionale».
Note per i suoi studi sui virus influenzali e in particolare sull’influenza aviaria e per l’impegno internazionale a favore del libero accesso ai dati riguardanti le sequenze genetiche dei virus influenzali, Capua ha intravisto nelle mille potenzialità del lavoro del Centro geofisico anche la possibilità di monitorare l’evoluzione della popolazione di insetti in relazione ad eventi meteo specifici: «Queste informazioni sono fondamentali in ottica di prevenzione in termini di salute per studi su come gli ecosistemi reagiscono alle variazioni microclimatiche in modo da prevedere interventi mirati», ha detto.
Una prospettiva questa in cui si muove il Centro geofisico di Varese con il progetto Bosco clima. «Purtroppo il mondo sta cambiando e i fondi alla ricerca tendono a ridursi drasticamente a vantaggio di altri settori, a cominciare da armi e difesa – ha ricordato Capua con riferimento innanzitutto alle scelte dell’Unione Europea – Collaborare con centri di ricerca internazionale è una strategia fondamentale per non subire troppo le ripercussioni negative di questo nuovo contesto».
Infine una proposta rivolta al Comune di Varese: aderire al progetto WeTree, di cui la Capua è cofondatrice, e che si occupa di riscostruire piccoli bischi urbani e di creare un Bosco disseminato in diverse città, piantando alberi dedicati a donne importanti, che hanno lasciato un segno nella società.
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