“Affrontiamo il processo insieme”: la mobilitazione per via Curtatone arriva davanti ai giudici
L’Assemblea di via Curtatone chiama a raccolta i sostenitori davanti al tribunale di Busto Arsizio per l'udienza del 22 gennaio che vede coinvolti 22 attivisti
«Non difendiamo la natura, siamo la natura che si difende». È questo il messaggio che risuona a una settimana dall’udienza per l’occupazione del boschetto di via Curtatone a Gallarate.
Di cosa sono accusati i 22 manifestanti rinviati a giudizio per via Curtatone a Gallarate
Il 22 gennaio inizierà infatti il processo che vede imputate 22 persone. Per l’occasione, l’Assemblea del bosco ha invitato sostenitori e cittadini a seguire lo svolgimento del procedimento e le prossime iniziative, a partire da un presidio fissato, il giorno dell’udienza, dalle 11 davanti al Tribunale di Busto Arsizio.
I portavoce della mobilitazione hanno diffuso una nota per chiarire la loro posizione in vista dell’udienza: «Tranquill* non siamo spaventat*, ma seren* e forti dei rapporti di fiducia costruiti e coltivati dai mesi di resistenza sopra e sotto gli alberi. Affrontiamo questo processo insieme, imputat* e solidali, portando con convinzione le giuste motivazioni che ci hanno spinto a lottare».
Il comitato riflette sull’eredità della protesta a Gallarate nonostante l’esito del cantiere: «Se il bosco di via Curtatone è stato ormai inesorabilmente abbattuto, resta viva in noi la memoria di questo piccolo disastro ambientale che si aggiunge ai numerosi che abbiamo visto accadere negli anni nella nostra provincia e che ci restituiscono una visione di boschi erosi, habitat naturali devastati e paesi trasformati da opere inutili».
“A PAGARE IL PREZZO NON NOI, MA CENTINAI DI BAMBINI E BAMBINE”
Al centro della contestazione rimane la realizzazione del polo scolastico di Cajello-Cascinetta: «In questo caso non saremo sicuramente noi “ambientalisti” a pagare il prezzo della scelta scellerata del comune, ma le centinaia di bambini e bambine che si troveranno per otto anni della loro vita ammassati in una scuola costruita a ridosso di una ferrovia e di un’autostrada e le famiglie costrette a portare i propri figli e figlie in un istituto differente a causa della carenza di spazi adeguati».
L’analisi dell’assemblea si sposta poi sul rapporto con le istituzioni e sull’efficacia del dissenso: «Abbiamo imparato che di fronte a questo modo di agire delle istituzioni, che impongono fatti compiuti, scoraggiano e delegittimano ogni tentativo di partecipazione e dissenso, gli strumenti legali a disposizione della cittadinanza per contestare politiche ambientali predatorie sono insufficienti. Non inutili, ma da coordinare e rafforzare con azioni concrete che esprimono la reale forza con la quale ci poniamo a difesa dei territori che abitiamo».
“IL COMUNE CERCA DI DIVIDERCI PSICOLOGICAMENTE”
In merito al clima che ha preceduto l’aula, gli attivisti rivendicano la compattezza del gruppo: «Se da i primi giorni di mobilitazione fino agli ultimi mesi il tentativo delle forze di polizia e del Comune di Gallarate, che si dichiara parte offesa in questo processo, è stato quello di dividerci psicologicamente, provando a instaurare sospetti e diffidenza, e fisicamente con arresti e fogli di via, oggi, come nel giorno dello sgombero del bosco, possiamo affermare la nostra vittoria: la costruzione di una comunità eterogenea che non cede alla rassegnazione e alle difficoltà».
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