La baruffa in piazza a Viggiù e la “131“ senza sedile: condannato per resistenza a pubblico ufficiale
I fatti la sera dell’11 giugno del 2022 quando un uomo oggi quasi settantenne venne denunciato dalla polizia locale. Testimoni accompagnati in aula dai carabinieri
Ci sono testimoni smemorati della convocazione in tribunale – per questo redarguiti dal giudice – una berlina uscita da un museo di archeologia motoristica (per giunta senza il sedile lato passeggero) e un contesto da strapaese, nella vicenda discussa martedì in tribunale a Varese: fatti che sembrano usciti più dalle pagine di un racconto in stile “Bar Sport” alla Stefano Benni che da un verbale della polizia locale.
Si è infatti chiuso con una condanna parziale il processo sui fatti dell’11 giugno 2022, avvenuti intorno alle 20 davanti al monumento ai Caduti in piazza a Viggiù.
Secondo quanto ricostruito in aula, l’imputato – un uomo classe 1954 – aveva parcheggiato la propria auto, una Fiat 131 (prodotta fra il 1974 e il 1981, ndr), in zona vietata (Ztl, nella foto). Arrivano i vigili e qui accade qualcosa: una sorta di zuffa durante la quale l’uomo è accusato di aver opposto resistenza ai pubblici ufficiali, di averli aggrediti e di essersi opposto alla declinazione delle generalità, rifiutando di esibire i documenti personali.
Secondo uno dei testimoni ascoltati in udienza, l’uomo, dopo essere stato portato al comando della polizia locale, è stato accompagnato a casa da un conoscente, sanguinante al volto e alla spalla, con a suo carico una denuncia.
Tra i particolari emersi anche le condizioni del mezzo: la vecchia berlina, secondo quanto riferito, non aveva il sedile del passeggero ed è stata descritta come un veicolo «molto rumoroso» sia all’atto dell’accensione sia durante la marcia.
Il pubblico ministero Lucilla Gagliardi aveva chiesto una condanna complessiva – considerate le attenuanti generiche – a 7 mesi di reclusione. La difesa, invece, l’avvocato Pasquale Schiariti, ha contestato la ricostruzione accusatoria parlando di testimonianze discordanti e di «diverse errate percezioni», ottenendo l’assoluzione dell’imputato per due dei tre capi di imputazione (“Violenza o minaccia a un pubblico ufficiale” e “Rifiuto d’indicazioni sulla propria identità personale”).
La sentenza del giudice Alessandra Sagone ha stabilito una condanna a 4 mesi di reclusione per la sola resistenza a pubblico ufficiale.
Entrambi i testimoni escussi in aula – il conoscente che aveva trasportato l’imputato a casa nell’auto priva di sedile e l’amico poi andato a prenderlo – sono stati sottoposti ad accompagnamento coattivo in aula da parte delle forze dell’ordine per essersi dimenticati della convocazione, che costituisce un dovere civico.
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