Fabrizio bloccato a Dubai: “Sabato e domenica sentivamo e vedevamo le esplosioni”
Arrivato proprio nelle ore dei primi attacchi, tra sabato e domenica un varesino ha assistito alle esplosioni in cielo. "Attendo il volo di rientro"
«La prima sera si sentivano i botti e si vedevano le esplosioni in cielo». Lo racconta Fabrizio Felice, varesino di 41 anni, bloccato a Dubai dopo lo stop ai voli a causa dei bombardamenti compiuti dall’Iran, che sta rispondendo agli attacchi di Israele e Usa.
«Arrivavo da Doha e mi fermavo tre giorni a Dubai, per salutare un amico» racconta Felice. «Sono arrivato forse con l’ultimo volo dal Qatar: attaccavano in quel momento, noi non lo sapevamo e così mi sono ritrovato bloccato». La sera di sabato è stata subito molto animata. «Nella giornata di domenica si sentivano ancora esplosioni, mentre oggi è più tranquillo».
Felice si è registrato sul sito del Ministero degli Esteri che dovrebbe assistere gli italiani in area di guerra, «ma nessuno mi ha scritto o risposto», racconta.
Resta quindi ancora nell’incertezza rispetto alle possibilità di rientro. «Avrei il volo domani [martedì 3 marzo, ndr] alle 15.30, da Dubai per Malpensa. A ora è confermato, stanno riaprendo ora l’aeroporto e stasera partono i primi voli». Ma resta una quota d’incertezza.
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Il blocco dei voli ha riguardato tutta l’area del Medio Oriente, anche con contraccolpi su altre tratte fuori dall’area (il Malpensa-New York di Emirates, i voli per le Maldive).
A Dubai sono ancora bloccati complessivamente migliaia di cittadini italiani, fra cui anche un gruppo di 190 studenti minorenni che si trovavano in città per partecipare a un progetto di simulazione delle Nazioni Unite per partecipare alla conferenza internazionale WEMUN 2026, ospitata nell’area de Le Méridien Hotel & Conference Centre: il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha detto che il gruppo dovrebbe essere riportato in Italia già domani.
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A metà pomeriggio di lunedì un primo volo di rientro è invece decollato da Muscat, la capitale dell’Oman, conbordo persone che negli scorsi giorni erano state trasferite o erano riuscite a raggiungere via terra il Paese da quelli vicini, fra cui l’Arabia Saudita e gli Emirati Arabi Uniti (l’Oman non ha chiuso il suo spazio aereo e non è minacciato da bombardamenti).
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