Riforma della giustizia, Noi Moderati Varese lancia il decalogo a favore del sì

In programma nel fine settimana anche una serie di iniziative sul territorio della provincia

Referendum costituzionale

Noi Moderati Varese annuncia per il fine settimana una serie di iniziative in diverse città della provincia, promosse dal Comitato locale Noi Moderati – MAIE per il Sì alla riforma costituzionale della giustizia, in vista del referendum del 22 e 23 marzo 2026.

Il partito ha inoltre presentato un decalogo con dieci ragioni per votare sì, che sarà approfondito nel corso dei prossimi incontri pubblici e costituirà una piattaforma di discussione e confronto con i cittadini. Il comitato, presieduto dall’avvocato Giuseppe Gibilisco, è nato con l’obiettivo di promuovere il dibattito pubblico e sensibilizzare la società civile sulle ragioni a favore della riforma costituzionale.

La riforma prevede la separazione delle carriere tra pubblico ministero e giudice, l’istituzione di una Corte disciplinare per i magistrati e la formazione mediante sorteggio dei Consigli superiori della magistratura. I soci fondatori del comitato sono: avv. Giuseppe Gibilisco, Raffaele Cattaneo, Mattia Premazzi, avv. Federico Pincione, Paolo Bellingreri, Loredana Moreni, Fabrizio Piacentini, Sara Vezzaro, Paolo Sartorio, avv. Emanuela Armonti, avv. Andrea Brenna, Alessandro Miglio, Roberto Nardi, Fabio Mangini, Giovanni Chiodi e Alessandra Russo.

Dieci ragioni per votare Sì al referendum costituzionale del 22-23 marzo 2026
1. La separazione delle carriere è la norma nei principali Paesi occidentali, tra cui
Germania, Francia, Spagna, Olanda, Belgio, Regno Unito, Stati Uniti e Canada, mentre in
Paesi come Russia, Iran, Cina, Turchia, Pakistan, Nicaragua, Arabia Saudita e Bulgaria le
carriere sono unite. Questo dimostra chiaramente che i Paesi con democrazie consolidate
scelgono la separazione delle carriere come garanzia di indipendenza della magistratura.
2. È nell’interesse del cittadino che il Giudice sia realmente terzo e indipendente. Finché
Pubblico Ministero e Giudice appartengono alla stessa “famiglia” e lavorano nello stesso
contesto, l’imparzialità è compromessa agli occhi della società. L’arbitro non può
appartenere alla stessa squadra di uno dei giocatori.
3. In Italia il principio del giusto processo è stato introdotto nel 1989, superando il modello
inquisitorio fascista in favore di un processo accusatorio, basato sulla parità tra accusa e
difesa e sulla terzietà del Giudice. Tuttavia, senza una separazione costituzionale delle
carriere, il processo non può essere davvero equilibrato, mettendo a rischio la presunzione
di innocenza.
4. L’indipendenza della magistratura è garantita dall’articolo 104 della Costituzione, che
non viene modificato. Chi teme un’influenza politica sulla magistratura travisa il testo:
qualunque abuso possibile e futuro sarebbe facilmente impugnabile per incostituzionalità.
5. La fiducia dei cittadini nella magistratura è oggi incrinata. Le istituzioni vivono di regole
ma anche di fiducia; quando questa manca, difendere lo status quo non basta. La riforma
non è perfetta, ma avvia un percorso di cambiamento necessario. Votare sì significa
innescare un cambiamento per migliorare la giustizia; votare no significa accettare che
tutto vada bene così com’è.
6. Il Consiglio Superiore della Magistratura decide su promozioni, trasferimenti e
avanzamenti di carriera. Finché PM e Giudici si votano reciprocamente, esiste una
commistione di interessi che può minare la correttezza e la terzietà dei ruoli. Per questo la
riforma prevede due CSM separati, uno per i Giudici e uno per i PM.
7. Il CSM è oggi condizionato dalle correnti interne all’Associazione Nazionale Magistrati: il
criterio dell’appartenenza correntizia spesso sostituisce il merito nelle nomine. I posti
vacanti nei tribunali restano a lungo scoperti per ragioni di spartizioni interne, un
meccanismo inaccettabile che richiede un nuovo sistema di nomina.
8. Il sorteggio dei membri dei due CSM, pur non essendo perfetto, è già previsto in diversi
ambiti della giustizia (Giudici popolari, Tribunale dei Ministri, commissioni di concorso,
Corte costituzionale) e ha il vantaggio fondamentale di limitare l’influenza delle correnti
sulle nomine e sul funzionamento del Consiglio.
9. La divisione in due del CSM rafforza l’autonomia della magistratura. Il numero dei
membri e le garanzie restano invariati, ma la riforma riduce le commistioni e favorisce il
merito sull’appartenenza correntizia.
10. Il sistema disciplinare attuale è inefficace: su migliaia di errori giudiziari, le sanzioni
gravi sono state solo 17 negli ultimi 3 anni. Serve un organo terzo che punisca i
comportamenti gravemente negligenti, senza colpire gli errori commessi in buona fede.

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Pubblicato il 13 Marzo 2026
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