«Oltre il benegrazismo», Luca Abete all’Insubria per chiedere agli studenti come stanno davvero
Un incontro costruito sul dialogo, che ha visto protagonisti gli universitari chiamati a raccontare senza filtri il proprio vissuto tra sogni e difficoltà
Non basta un «bene grazie», il conduttore televisivo e inviato di Striscia la Notizia Luca Abete è stato all’Università degli Studi dell’Insubria di Varese per conoscere come si sentono davvero gli studenti.
Mercoledì 22 aprile si è svolta infatti la tappa varesina del tour #NonCiFermaNessuno: l’iniziativa, arrivata alla dodicesima edizione, che riporta in città il laboratorio di comunicazione dedicato all’ascolto della nuova generazione, coinvolgendo studenti e studentesse in un confronto diretto sulle difficoltà e le opportunità del presente.

«Una campagna sociale, che forse erroneamente chiamiamo motivazionale, io direi più ispirazionale – spiega Luca Abete –. Cerchiamo di non dare istruzioni per vivere la vita, ma di mettere insieme tanti ragazzi, fare in modo che ognuno possa esprimersi e raccontare quello che è il proprio momento».
Al centro dell’incontro il tema dell’ascolto, con un invito a superare le risposte automatiche e a provare a scavare nei propri pensieri e sentimenti.
«Dal racconto di ognuno – aggiunge Abete – nasce la consapevolezza di chi ascolta. Dal dialogo si può scoprire che il momento difficile magari può essere superato e che non si è poi tanto soli. La risposta al nostro claim “dimmi davvero come stai” riesce a focalizzare l’attenzione su una reale analisi del proprio momento, del proprio potenziale, delle proprie capacità».

«Cerchiamo di sconfiggere – rivela – il benegrazismo, la risposta automatica alla domanda “come stai?” “bene, grazie”, tanto per liquidare. Basta automatismi, cominciamo a riscoprire veramente quello che abbiamo dentro e cominciamo anche a restituirlo».
Entusiasta la rettrice dell’Università dell’Insubria Maria Pierro. «#NonCiFermaNessuno è un’occasione molto preziosa per dare voce alle esperienze delle giovani generazioni, ascoltare i loro bisogni e favorire un dialogo su temi sociali e culturali».
Dello stesso avviso il delegato a Orientamento e placement, Andrea Uselli: «Oggi al centro ci sono le sfide di resilienza ma anche il desiderio di far capire ai “grandi” che a volte il disagio è molto più profondo di quanto possa sembrare».
Profonda la testimonianza di Pantea Farsian, scienziata iraniana e poetessa persiana, impegnata nella ricerca su malattie genetiche rare. «L’Italia – racconta – è diventata per me un luogo di serenità. La guerra in Iran, il blackout di internet e la malattia di mia mamma non mi hanno frenata nell’inseguire i miei obiettivi. Ho imparato che la vita non è fatta di successi improvvisi, ma della forza di andare avanti, sempre».
Nel corso dell’incontro spazio anche alle testimonianze degli studenti, che hanno contribuito alla realizzazione del podcast Va tutto bene. Anzi no, dando voce a esperienze personali e condivise.
Non sono mancati gli Euro-Talks, sviluppati con l’Agenzia Nazionale Erasmus+ INDIRE, che hanno portato all’attenzione anche il confronto con studenti internazionali.
Tra i temi affrontati anche la sostenibilità ambientale, con l’introduzione dei raccoglitori RiVending negli spazi dell’ateneo, e l’inclusione nel mondo digitale grazie al progetto “Il Gaming Per Tutti” di MediaWorld.
Durante la tappa varesina è stato inoltre consegnato il Premio #NonCiFermaNessuno, giunto alla sesta edizione, che culminerà in autunno con un evento nazionale dedicato agli studenti provenienti da tutta Italia.
Dopo Varese, il tour prosegue nelle prossime settimane con le tappe di Salerno, Palermo e Reggio Calabria, continuando a portare nelle università italiane uno spazio di dialogo aperto e partecipato.
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