Turbine dell’Enel e Ici, una telenovela senza fine
Il sindaco Fabio Passera fa il punto della situazione inerente la presenza dell'impianto di Roncovalgrande dopo l'approvazione del decreto sulla competitività
Riceviamo e pubblichiamo l’intervento del sindaco di Maccagno Fabio Passera in merito alla questione delle rendite di turbine e strutture in comuni sede di centrali elettriche.
Una grossa novità era racchiusa nella Legge Finanziaria approvata dal Parlamento agli sgoccioli del 2004. Una norma (il comma 540) chiariva le modalità che concorrono alla determinazione della rendita catastale di un complesso produttivo. La problematica aveva interessato soprattutto i Comuni sede di Centrali elettriche i quali, per effetto della variazione in diminuzione della rendita catastale da parte dei produttori di energia elettrica (l’ENEL, in primo luogo) avevano subito una drastica riduzione del gettito ICI. Infatti, nella rideterminazione della rendita catastale attraverso la procedura DOCFA (una sorta di autocertificazione con la quale le aziende dichiaravano il valore dei propri immobili) non erano state prese in considerazione le installazioni annesse o incorporate, ma solo fabbricati e terreni. Pietra del contendere la rendita determinata dalle turbine, oggetto di un vero e proprio braccio di ferro tra le diverse Agenzie del Territorio e l’ENEL. La vicenda ha innescato una lunghissima serie di ricorsi giurisprudenziali, che hanno occupato uno spazio importante dell’attività dei diversi gradi della giustizia tributaria.
Tra i Comuni interessati a questa disputa anche Maccagno, che si era allineato ad una valutazione espressa nel gennaio del 2000 dall’Agenzia del Territorio di Varese. A questo provvedimento ENEL Produzione di Torino presentò immediatamente ricorso, e per un buon numero di mesi la questione restò sospesa nell’attesa di giudizio. Il 22 ottobre 2003 la dodicesima Sezione della Commissione Tributaria Provinciale di Varese formulò una sentenza che dava ragione su tutta la linea alle tesi sostenute dall’ENEL, andando anche oltre le stesse richieste dell’Ente energetico. Da allora molta acqua è passata sotto i ponti della giustizia, e nuove sentenze (alcune recentissime formulate addirittura dalla Cassazione) hanno ribaltato la tesi dominante. Indiscutibile il sopraggiungere di un fatto nuovo, rappresentato da una Legge dello Stato, che andava ad interpretare la norma in maniera autentica e con effetto retroattivo.
La vicenda restava in attesa di un nuovo pronunciamento questa volta dalla Commissione Tributaria Regionale di Milano, che si occuperà del caso Maccagno. Difficile stabilire una data, considerati i tempi lunghi della giustizia: restava solo la sensazione che oggettivamente i nuovi elementi sono destinati a far rileggere l’intera questione sotto una luce diversa.
Immediati però i primi campanelli d’allarme, con alcuni autorevoli membri del governo Berlusconi che, il giorno dopo l’approvazione della Finanziaria, già strizzavano l’occhio al colosso energetico. Infatti, fingendo di non conoscere la norma e di assurgere a paladini degli industriali, in realtà si giungeva al paradosso di restituire all’Enel una sorta di immunità, andando contro gli interessi dei Comuni. Il Consiglio Nazionale dell’ANCI (Associazione Italiana dei Comuni d’Italia) riunitosi a Lucca venerdì 4 marzo poneva con forza il problema, mettendo in guardia dal pericolo di far saltare letteralmente in aria i Bilanci degli Enti locali. Sembrava un’assurdità talmente grande che era persino difficile da immaginare: tra gli addetti ai lavori si dava di gomito, immaginando che nessun legislatore avrebbe mai fatto marcia indietro rispetto ad una norma approvata a maggioranza blindata solo tre mesi prima. Evidentemente al peggio non c’è mai fine: il provvedimento noto come “Decreto Legge per lo sviluppo”, approvato venerdì11 marzo laconicamente stabilisce:” il comma 540 è soppresso”.
E adesso? La rabbia è tanta, e giustificare un tale voltafaccia è perfino imbarazzante. Per i Comuni come Maccagno, l’attesa della sentenza della Commissione Tributaria Regionale è tornata ad essere un terno al lotto, in balia del giudizio di un giudice ma non più suffragata da una precisa norma di legge. Ovvio, non finirà qui.
Intanto le elezioni regionali bussano alle porte, ed ogni formazione politica dovrà dire chiaramente da che parte sta. In ballo non c’è tanto il Comune di Maccagno ed il suo bilancio, che rischia un tracollo clamoroso: è innanzitutto una questione di giustizia, contro un legislatore che a costo di brutte figure, sta decisamente dalla parte dell’ENEL.
Un giochetto durato fin troppo a lungo, che ora è giunto all’epilogo.
Fabio Passera
Sindaco di Maccagno
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