L’Ue avverte l’Italia:”Tuteli la Brughiera”
Lo stato italiano non ha fatto abbastanza per difendere la "Brughiera del Dosso", l'area naturale a ridosso dell'aeroporto varesino. In una lettera la Commissione chiede chiarimenti
Lo stato italiano non ha fatto abbastanza per tutelare la "Brughiera del Dosso", l’area naturale a ridosso dell’aeroporto varesino di Malpensa. In una lettera della Commissione Europea dello scorso giugno (diffusa dai proprietari della tenuta Quintavalle, già vincitrice in secondo grado di una causa per i danni arrecati dall’inquinamento dell’area) il Governo italiano viene messo in mora per non aver ottemperato a quanto richiesto per tutelare l’habitat naturale della brughiera.
I privati lamentavano la morte di 120mila alberi. Per la cronaca, la causa è ancora in itinere, la Sea farà ricorso in cassazione poichè nel frattempo lo scalo ha migliorato le sue performances arrivando a ottenere dei ricoscimenti proprio sulla questione ambientale.
Tornando al merito della procedura aperta da Bruxelles, l’area rientra infatti nella definizione di Sito di importanza comunitaria: un sito che contribuisce in modo significativo a mantenere o a ripristinare un tipo di habitat naturale e presenta gli elementi fisici o biologici essenziali alla vita e riproduzione dell’habitat stesso.
Secondo quanto previsto dalle direttive Ue l’Italia deve designare tale sito come zona speciale di conservazione il più rapidamente possibile ed entro un termine massimo di sei anni, stabilendo le priorità in funzione dell’importanza dei siti per il mantenimento o il ripristino dell’habitat, "soprattutto alla luce dei rischi di degrado e di distruzione che incombono". Questo significa promuovere piani di gestione specifici o integrati ad altri piani di sviluppo e le opportune misure regolamentari, amministrative o contrattuali che siano conformi alle esigenze ecologiche dei tipi di habitat naturali
Obblighi ai quali, secondo la lettera della Commissione Europea, l’Italia non avrebbe ottemperato. Per questo le è stata inviata una lettera di messa in mora per ricevere al più presto chiarimenti nel merito che l’Italia è dovuta a fornire entro 60 giorni.
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