| Imputato di omicidio volontario ma anche affetto da gravi disturbi psichici. Qual è dunque il posto giusto per Diego Civiello, l’uomo che nell’estate di due anni fa uccise ad Azzate un suo conoscente, Francesco Greghi? L’odissea di Civiello ha conosciuto ieri mattina l’ennesima tappa: la Corte d’assise di Varese ne ha disposto il ritorno in manicomio criminale per motivi di sicurezza. L’uomo si trovava da alcune settimane nel reparto psichiatrico dell’ospedale di Cittiglio ma quella sistemazione non è stata ritenuta idonea dai giudici: troppo pericolosa per un imputato di omicidio che ha manifestato talvolta segni di agressività; troppo onerosa anche per il fatto che Civiello deve essere piantonato 24 ore su 24 dalle guardie carcerarie all’interno dell’ospedale. Nelle prossime ore si deciderà quale ospedale psichiatrico giudiziario dovrà accogliere Civiello. L’uomo era già stato ospitato l’anno passato da una struttura di questo genere, quella di Barcellona Pozzo di Gotto, in Sicilia, ma poiché il suo quadro clinico andava peggiorando ne era stato disposto il ricovero in ospedale. La vicenda di Civiello è per molti versi emblematica; almeno dieci anni fa gli era stata diagnosticata una forma grave di schizofrenia e per questa malattia era in cura presso il servizio di salute mentale dell’Asl. Nell’estate del ’99 la sua aggressività si era riversata contro Francesco Greghi che era sto ucciso con un coltellata alla gola; il difensore di Civiello, avvocato Paolo Bossi, ha più volte avanzato dubbi sulla reale colpevolezza del suo assistito. Di fatto però Civiello, una volta arrestato era stato messo in carcere ai Miogni e successivamente a Como. C’erano voluti mesi prima che dalle autorità carcerarie venisse riconosciuta la malattia mentale dell’imputato e solo in presenza di uno stato pegiorativo della malattia era stato disposto il trasferimento nel manicomio criminale; quello però siciliano di Barcellona, lontanissimo dalla famiglia. Si era paerto un nuovo capitolo giudiziario conclusosi col trasferimento dell’imputato al Fatebenefratelli di Milano e successivamente a Cittiglio, sempre in stato di detenzione. Con l’apertura del processo la questione è stata riconsiderata su richiesta del pubblico ministero il quale ha chiesto e ottenuto l’applicazione di una misura di sicurezza nei confronti dell’imputato, rispedito all’ospedale psichiatrico giudiziario. <Una decisione grave – ha commentato il difensore – e che rivela la precarietà dell’assistenza ai malati di mente. Paradossalmente se Civiello venisse dichiarato totalmente infermo di mente, non sarebbe imputabile e tornerebbe libero; a carico però della famiglia, che non ha i mezzi per assisterlo>. |
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