Giovanni Bonometti, il nuovo segretario provinciale del Prc
La guerra, le sue conseguenze locali: questi gli impegni nell’agenda politica del neosegretario, insieme alle elezioni per le quali «non c'è nessuna preclusione a confrontarci sui contenuti»
Da una settimana la Federazione provinciale di Rifondazione Comunista ha un nuovo segretario. È il gallaratese Giovanni Bonometti, trent’anni, iscritto al partito sin dal 1991, anno della sua fondazione. Educatore presso una cooperativa sociale Bonometti in questi dieci anni ha svolto altri incarichi in seno alla formazione del Prc. Dal 1995 al 1998 è stato il coordinatore provinciale dei Giovani Comunisti e dal 1998 fa parte della segreteria provinciale. Alla guida del Prc sostituisce il consigliere regionale Giovanni Martina. All’interno della federazione il suo compito sarà quello di guidare il partito al congresso che si svolgerà l’anno prossimo, ma il compito più importante dell’agenda politica è quanto imposto dagli avvenimenti di questo periodo. «In questo periodo molto difficile, segnato dagli attentati dell’11 settembre e dalla guerra in atto in Afghanistan – dice Bonometti – il compito che mi spetta è di riuscire a sviluppare la nostra posizione politica avversa alla guerra e nello stesso tempo riuscire ad esprimere quelle istanze democratiche, dalla questione del lavoro al sociale, che potrebbero rischiare di restare soffocate». Dopo la Marcia per la pace alla quale ha partecipato, il neosegretario ci tiene a ribadire la posizione del suo partito che ha scelto di dire no alla guerra, con un impegno non dissociato dalla realtà locale. «Il nostro non è antiamericanismo, gli attentati dell’11 settembre hanno mutato lo scenario internazionale e anche locale, ci opponiamo alla reazione e alla risposta al terrorismo internazionale che è ancora riaffermazione da parte di un impero della propria onnipotenza. A Perugia eravamo in tantissimi, il nostro partito insieme a tante organizzazioni che fanno parte del movimento c’erano per riaffermare le istanze democratiche e dire che una soluzione pacifica del conflitto è possibile». Si, ma come? «Gli Stati Uniti devono realizzare che lo scenario internazionale è cambiato e che questa nazione deve essere una tra gli altri stati, finché gli Usa o l’Europa rincorreranno un desiderio di onnipotenza il vortice del terrorismo e della guerra si accompagneranno l’un l’altro; in questo momento l’idea della pace non ammette ambiguità, per questo abbiamo ritenuto legittima la contestazione di alcuni pacifisti ai parlamentari che hanno votato la mozione favorevole all’intervento». E poi ci sono le ripercussioni locali della guerra e del terrorismo, che vanno gestite. «I cinquemila esuberi di Malpensa sono l’esempio più lampante e rappresentano la situazione su cui il Prc dirige un’attenzione particolare, a questo proposito ci auguriamo che le parti sindacali facciano il loro lavoro in modo unitario e riteniamo che ci sia la necessità di investire la Regione di questa emergenza, Regione autrice fra l’altro di un patto sullo sviluppo che nulla risolve sull’occupazione». A livello locale cominciano ad aprirsi anche i dibattiti sulle elezioni del prossimo anno. Se per le provinciali non si è mosso ancora nulla, il dibattito è aperto per le amministrative; primo fra tutti nel comune di Varese. «Non c’è nessuna preclusione da parte nostra a confrontarci con le forze del centrosinistra, occorre sondare il terreno politico, il programma e confrontarsi sui contenuti, per quanto ci riguarda temi importanti sono le politiche ambientali, la gestione dei rifiuti e la politica sociale; è ovvio che per Varese saranno i compagni del circolo cittadino a gestire la partita».
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