Sindacati, gli errori dell’azienda non devono pesare sui lavoratori
Fim Cisl e Fiom Cgil trattano la cassa intergrazione alla Inda. A settembre la verifica
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Partirà il tre giugno e durerà nove settimane. È la cassa integrazione ordinaria caduta come un macigno sulla Inda di Caravate e che coinvolgerà a rotazione un numero di sessanta persone divise fra la produzione (quaranta) e l’amministrazione (venti). Con quattrocentodiciotto dipendenti, lo storico stabilimento leader internazionale nella produzione di accessori per il bagno si trova per la prima volta, dopo sessant’anni, di fronte ad una crisi che ha portato dirigenza e sindacato a concordare la cassa integrazione. "Un campanello d’allarme" hanno spiegato ai giornalisti questo pomeriggio nella sede della Cisl di Besozzo i responsabili della Inda di Fim Cisl e Fiom Cgil. Ma pur sempre un segnale preoccupante, che mette i sindacati confederali sul chi va là. «La situazione non è drammatica – ha precisato Giuseppe Marasco della Fim Cisl – ma le perdite che l’azienda ha subito negli ultimi anni devono far riflettere la dirigenza e la cassa integrazione deve suonare oggi come un campanello d’allarme». Come dire: va bene la cassa integrazione oggi, ma la direzione aziendale cominci a valutare cosa non ha funzionato negli ultimi anni. Per Marasco infatti la crisi dell’Inda è da imputare ad una falla nella dirigenza, che ha portato ad investire poco o male nell’innovazione. Rincara la dose Paolo Lenna della Fiom Cgil «Probabilemnte la Inda ha fallito in alcuni suoi obiettivi, ma quello che preoccupa è che questa dirigenza rimane molto provinciale e poco manageriale e non vorremmo che scelte ed errori di questa finiscano sulla pelle dei lavoratori». Per ora è solo un boccone amaro da mandare giù. Anche se ai lavoratori dell’Inda, che mai si sarebbero aspettati che un giorno avrebbe potuto capitare anche a loro, la cassa integrazione è stata vissuta con ansia e paura e in molti casi interpretata come un tradimento, da parte di quell’azienda di famiglia solida, senza scossoni e che in sessanat’anni non ha mai lincenziato un operaio. La piccola scossa è invece arrivata e l’invito dei sindacati è quello di fare meglio i conti. «Questo strumento – ha aggiunto Lenna – è quello più indicato in questo momento per contenere la crisi e che consentirà di dare una boccata d’ossigeno all’azienda». E poi? A settembre ci sarà la verifica dicono i sindacalisti, che per il momento hanno ritenuto questa la soluzione migliore da trattare. Alla Inda, dove da sempre ha regnato un clima di collaborazione, il sindacato non si è mai trincerato su posizione di forza. E proprio per questo per Fim e Fiom gli errori dell’azienda non dovranno essere messi sul conto dei lavoratori. |
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