Moni Ovadia incanta gli studenti dell’Artistico
«Sono solo un clown» dice alla platea di studenti
«Sono solo un clown» si schermisce subito Moni Ovadia, dopo i complimenti rivoltigli dalla professoressa Longo che ha introdotto l’incontro di oggi 20 febbraio al Teatro Sociale di Busto Arsizio, organizzato nell’ambito dei festeggiamenti per i quarant’anni dalla nascita del Liceo Paolo Candiani di via Manara.
Poi per circa due ore ha incantato la platea puntando l’intervento sul concetto di altruismo e rispetto del diverso. Ha raccontato, con il solito umorismo, la sua idea di uomo e vita: «Io mi sento un pagliaccio, mi metto la maschera, ma come cittadino voglio mettere a disposizione quello che sono e quello che ho». Ricorda che 4000 anni fa è partito il cammino dell’essere umano attraverso il santuario del tempo: «Abramo ha fondato la condizione di essere umano, l’uomo è stato fin da subito bivalente, contraddittorio, buono e cattivo, ma a differenza degli animali, di una sola specie». Cita Crick e Watson (gli scopritori nel 1953 del DNA) – due scienziati sfigatissimi che andavano avanti a scatolette – spiega, accompagnato dai sorrisi dei ragazzi. Abramo, la bibbia, il dna, temi apparentemente distanti, ma un uomo di teatro come lui riannoda il filo e puntualizza: «L’uomo appartiene a una sola specie, l’idea di uomo è contenuta nella bibbia, non importa se uno creda o meno, a me interessa porre l’attenzione sulla relazione tra gli uomini, quella si che è divina!»
Da qui dipana il concetto spiegando che le diversità che qualcuno sottolinea e soprattutto nel passato ha sottolineato, sono solo accessorie:«Le ricerche scientifiche hanno confermato l’unicità dell’essere umano e che bianchi, neri, gialli, terroni, polentoni… fanno parte della stessa famiglia. Nella differenza c’è la bellezza molteplice, la cultura, l’uguaglianza degli individui uguali ma unici allo stesso tempo».
Gli studenti ascoltano, e sembrano approvare tributando soventi applausi che interrompono l’artista ebraico. Il poliedrico personaggio usa la macchina del tempo per esporre la sua tesi e passa da Caino e Abele, agli emigranti del mondo. «Caino pone il problema dell’altro da sé, è l’inizio della rottura armonica con ciò che non siamo noi. Avviene lo stesso processo mentale con l’emigrante. Trenta milioni di italiani sono andati via nel secolo scorso, vi chiedete come furono accolti? Come dei diversi, sporchi e pulciosi. Basta varcare un confine e siamo tutti stranieri».
Nell’ultima parte della mattinata si sofferma sull’attualità. «Il mondo si presenta con uno scenario di guerra, Saddam è un tagliagole, uno sterminatore, ma come tutti i mascalzoni se la caverà. Il popolo irakeno no, vecchi, donne, bambini sopporteranno il peso e l’orrore delle bombe intelligenti ideate da militari deficienti. Questo non significa – precisa – che io sia un antiamericano, tutt’altro, io amo e conosco la cultura americana, ma voglio avere la libertà di esprimere le mie idee, di coltivare il mio spazio critico». Suggerisce ai ragazzi che il cammino deve essere accompagnato dalla conoscenza e che il giudizio ci salva dal caos. Sibillino sulla questione ebraico palestinese. «Non vi sarà nessuna pace senza il ritiro dai territori occupati, Gerusalemme deve diventare la capitale condivisa per entrambi i popoli in un paese diviso tra i due stati. La mia è una posizione di pace e contrapposta alla politica di Sharon».
Gli applausi accompagnano Moni Ovadia, mentre firma autografi ai ragazzi e agli insegnanti, prima di abbandonare la sala. Emozionata la curatrice dell’evento Anna Longo. «Moni Ovadia con il suo teatro, diretto, umoristico, ci guida a ritrovare la nostra identità. Le parole per descriverlo non bastano, un personaggio straordinario che i ragazzi hanno apprezzato e applaudito. Un’ esperienza unica».
Chi volesse conoscere l’arte e le opere di Moni Ovadia può consultare il suo sito www.moniovadia.com.
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