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Gli avvocati penalisti di Varese hanno deciso all’unanimità di sospendere l’agitazione per l’interruzione del servizio di stenotipia. Il tribunale ha, infatti, ripristinato il servizio già da mercoledì 18 febbraio, dopo le proteste della Camera penale, culminate appunto con un mese di astensione dai processi. L’avvocato Lucio Paliaga, che presiedeva l’assemblea, ha ripercorso tutte le tappe della battaglia, rileggendo le lettere e il carteggio con le autorità giudiziarie. «Questa non è la vittoria di nessuno – ha detto il presidente della camera penale di Varese – e soprattutto non abbiamo mai fatto la guerra alla magistratura varesina. Anzi lo stesso Agostino Abate ci ha spiegato la storia della stenotipia. La questione riguarda invece l’affermazione di un principio di garanzie nello svolgimento del processo e di certezza di quanto avviene nello stesso».
Tra i penalisti rimane comunque uno scetticismo di fondo. Su suggerimento dell’avvocato Ettore Maccapani, nel documento sottoposto all’approvazione dell’assemblea, la sospensione dell’agitazione è stata condizionata alla ripresa effettiva della stenotipia in udienza. Tutto risolto? Non proprio. Le toghe rimangono in uno stato di mobilitazione permanente perché le questioni critiche sono ancora molte: la difesa d’ufficio, il magistrato di sorveglianza, la gestione unitaria delle udienze filtro e il gratuito patrocinio. La mancanza della stenotipia non era un caso solo varesino. Altri tribunali quali Monza, Lucca e Parma hanno avuto lo stesso problema. In piazza Cacciatori delle Alpi è arrivato in trasferta Attilio Villa, coordinatore distrettuale della Camere penali, il quale non ha nascosto i dubbi sulla continuità del provvedimento di ripristino del servizio. «Ci sono due elementi che non mi fanno ben sperare per il futuro – ha detto il penalista – da una parte l’annuncio di una nuova circolare del ministero di Grazia e giustizia, attesa per marzo. Non vedo perché l’avrebbero annunciata, se non per definire maggiori restrizioni. Dall’altra ci sono i tagli delle risorse destinate alla giustizia, che negli ultimi anni sono diventate sempre più esigue».
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