Un alleato in più per combattere il tumore
L'ospedale di Busto ha acquisito il tomografo PET, necessario per analisi in campo oncologico
Da venerdì scorso, l’Ospedale di Busto Arsizio ha a disposizione, primo e unico in provincia di Varese, il Tomografo PET (Positron Emission Tomography), posizionato su mezzo mobile, un’apparecchiatura per la diagnostica oncologica più avanzata utilizzata dall’Unità Operativa di Medicina Nucleare, di cui è responsabile il primario Ruggero M. Casucci.
L’Azienda Ospedaliera di piazzale Solaro, diretta da Pietro Zoia, punta dunque sull’innovazione tecnologica per offrire ai propri pazienti percorsi diagnostici e, di conseguenza, terapeutici, più mirati ed efficaci, senza farli necessariamente spostare presso altre strutture per sottoporsi a un esame tanto specialistico.
Il servizio, attivo grazie ad un accordo sottoscritto con una ditta specializzata che fornisce il camion, nella fase d’avvio verrà eseguito in regime di ricovero. L’attività diagnostica avverrà con cadenza quindicinale.
La PET consente di verificare lo stadio di tumori già diagnosticati con altri tipi di esame (TAC, risonanza magnetica, ecografia), di studiare i casi di recidiva in pazienti già operati e localizzare focolai di dimensioni estremamente ridotte, nonché di verificare, al termine di un ciclo di cura, ad esempio con la chemioterapia, la risposta del paziente al trattamento.
Questa metodica per immagini, eseguita permette agli specialisti di ottenere un’indagine estremamente precisa. Se infatti con la TAC si ottiene un risultato d’esame morfologico, cioè riguardante posizione, forma e dimensioni della formazione tumorale, con la PET è possibile ottenere dati di fisiopatologia: rileva, infatti, la presenza di cellule neoplastiche e la presenza di cellule "vive" pronte a duplicarsi, quest’ultima non riscontrabile con altre tecniche.
Al paziente, a digiuno da sei ore, viene iniettato un radiofarmaco (il 18-fluorodesossiglucosio), una sostanza tracciante che si "lega" alle cellule tumorali ed emette un segnale captato dal macchinario. L’apparecchiatura consta di un sistema di rilevazione circolare mobile (gantry) che passa sul corpo del paziente – è un esame "total body" – partendo dal bacino fino a metà testa e rileva il segnale emesso dal radiofarmaco che un apposito software registra e rielabora in immagini. Saranno queste a mostrare agli specialisti la presenza o meno di neoplasie.
La struttura bustese, dopo aver espletato tutte le procedure burocratiche, si avvale dunque della cosiddetta PET mobile, ovvero di uno speciale camion attrezzato con una sala dove è posizionato il macchinario e una pre-esame, un locale per il computer che elabora le immagini e servizi igienici.
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