Creare, rischiare, fare? Per il nostro Governo sono solo verbi

Giorgio Merletti, presidente di Confartigianato Lombardia, propone di “ripensare” la competitività

Riceviamo e pubblichiamo

Pacchetto sulla competitività di un Governo che sembra avere una visione parziale del mondo imprenditoriale poiché dimentica il peso giocato dalle microimprese nell’economia italiana. Alcune fra le misure più qualificanti, come la liberalizzazione del settore elettrico, sono andate perse. Considerato il bilancio pubblico sempre più rosicchiato, il Governo si è fatto “bello” mirando a realizzare misure che non “costano”.

Dove sono gli incentivi che potrebbero cambiare le sorti della nostra economia? Dove gli interventi per rendere più sicuro e favorevole l’ambiente normativo in cui operano le microimprese, quelle che rappresentano il 90% del sistema imprenditoriale? Dov’è la volontà politica di reagire alla concorrenza esterna?

 

<Le misure sulla competitività si sono svuotate dei contenuti più significativi perché la competitività non può fondarsi solo sul contenimento dei prezzi e dei costi di produzione – afferma Giorgio Merletti, presidente di Confartigianato Lombardia. Si deve puntare sulla qualità, sull’immagine e sempre più sui contenuti immateriali legati al design, al rispetto ambientale, ai servizi, alla fantasia e creatività del prodotto per aumentare complessivamente la qualità produttiva e consentire un posizionamento consolidato verso fasce medio-alte di mercato>. <Mantenere o migliorare la competitività non dipende esclusivamente dai fattori tradizionali di produzione interni alle imprese – prosegue Merletti ma anche dai cosiddetti fattori esterni generati dal contesto in cui le imprese operano. E’ il contesto a condizionare la concorrenzialità dei sistemi produttivi in modo sempre più evidente perché è il territorio nel suo complesso ad attrarre investimenti esteri; a poter gestire integralmente le risorse, gli spazi, i patrimoni; a costruirsi l’ambiente ottimale per ospitare una società coesa e per un tessuto imprenditoriale organizzati in distretti e comunità>.

 Sono venute meno sia la capacità di incidere sul rilancio del sistema imprenditoriale, sia la volontà di accelerare i processi di liberalizzazione. Ne è un esempio il dietrofront sulla riforma delle professioni. Inoltre mancano – oppure quelle esistenti non sono sufficientemente incisive – norme mirate a sostenere le piccole imprese. E’ vero, sono stati stanziati 460 milioni di euro per finanziare gli ammortizzatori sociali delle piccole imprese che ancora ne sono sprovviste. Ma se la politica non conosce, o non vuole conoscere, la cultura imprenditoriale posta alla base del processo produttivo italiano, è naturale che piova sul bagnato.

 Ricerca e Innovazione, uno fra i pochi campi veramente importanti nei quali ci si sarebbe dovuti impegnare, è stato semplicemente risolto con una “razionalizzazione degli investimenti”. Non si è considerato il fatto che solo inventando nuovi prodotti o processi produttivi si potrà affrontare con forza la concorrenza cinese o indiana o turca. Ma per finanziare in R&I ci vogliono fondi che le microimprese non hanno.

Insomma, ci sono priorità che il Governo non può dimenticare. Priorità per le quali le microimprese chiedono interventi rapidi: semplificazione degli adempimenti burocratici; migliore accesso al credito e riforma degli incentivi alle imprese con una migliore razionalizzazione degli strumenti e delle risorse; misure per favorire l’aggregazione delle imprese in consorzi, reti e filiere; incentivare efficacemente gli investimenti da parte delle microimprese in progetti di innovazione e ricerca facendo attenzione che le soglie minime di investimento non escludano la maggior parte delle imprese dalla fruizione delle agevolazioni. Inoltre: riduzione del costo dell’energia per le piccole imprese attraverso la rimodulazione del carico della componente fiscale nella bolletta elettrica; misure per la decontribuzione degli aumenti salariali legati alla produttività a livello territoriale o aziendale e per la detassazione del lavoro straordinario, insieme con la riforma degli ammortizzatori sociali.

Però il nostro Governo non stimola: creare, rischiare, fare sono solo verbi.

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Pubblicato il 16 Marzo 2005
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