Quelle uova di cioccolata che fanno “bene” all’ospedale
Anche al Circolo si effettua il trapianto di cellule staminali. Il traguardo reso possibile da alcune donazioni di cui si parlerà sabato nell'Assemblea di Varese per l'Oncologia
Ormai è una tradizione consolidata. A Pasqua si compra l’uovo di cioccolato dell’AIL. È un uovo buono, con una sorpresa che diverte i più piccoli, e ha, valore aggiunto, un fine benefico: aiuta l’Associazione Italiana contro le Lucemie, i Linfomi e Mieloma.
Così quanti, anche quest’anno, hanno scelto di abbinare l’utile al dilettevole hanno ricevuto un pieghevole della sezione provinciale dell’Associazione in cui viene indicato l’utilizzo dei proventi raccolti fino ad oggi: all’ospedale di Varese, e, in particolare, al reparto di immunoematologia e trasfusione, è stato donato un "ultracongelatore".
Da un mese circa, quindi, anche il Circolo varesino è stato messo in grado di effettuare trapianti autologhi di cellule staminali in caso di alcune neoplasie che traggono beneficio da un trattamento chemioterapico ad alte dosi.
Si tratta di un progetto condiviso dai reparti di oncologia e di immunoematologia, diretti rispettivamente da Graziella Pinotti e da Davide Rossi: «Anche grazie ad alcune donazioni fatte dall’Associazione "Varese per l’Oncologia" – spiega il dottor Rossi – siamo in grado di prelevare dal paziente cellule, dette staminali, in grado di ricolonizzare il midollo osseo e, quindi, di ricreare tutte le cellule del sangue, in modo tale che l’organismo, sottoposto ad alte dosi di chemioterapia, recuperi in tempi ridotti il patrimonio ematico azzerato durante la terapia, con grandi vantaggi in termini di riduzione delle infezioni e del numero di trasfusioni necessarie».
Per ora si ricorre a tale trattamento nei casi di leucemie e di linfomi, anche se per il futuro si pensa di estendere questa terapia a casi di tumori "solidi".
Il paziente viene sottoposto ad una procedura di "aferesi", come si chiama in termini medici il prelievo di sangue, che permette di "processare" grandi quantità di sangue ed estrarre la quantità sufficiente di cellule staminali. Per ottenerle, però, se ne deve sollecitare la produzione da parte dell’organismo, attraverso la combinazione di farmaci chemioterapici e stimolatori dell’emopoiesi (fenomeno naturale con il quale il midollo produce le cellule del sangue). Queste cellule prelevate vengono poste nell’ultracongelatore. Si tratta di un apparecchio determinante alla riuscita della procedura perché, grazie a un software, assicura un congelamento graduale che evita la rottura della cellula stessa. Una volta congelate, la conservazione avviene con altre apparecchiature, donate, come anticipato, da Varese per l’Oncologia. Quando il paziente termina il ciclo di trattamento ad alte dosi, le cellule, scongelate, gli vengono reintrodotte per permettere la ricostituzione del patrimonio ematico.
A Varese, un paziente ha già potuto essere sottoposto al prelievo di tali cellule ed a breve verrà sottoposto al trapianto autologo: «Di solito questo procedimento viene effettuato quando la chemioterapia tradizionale non ha avuto effetti – spiega il responsabile del reparto trasfusionale – si tratta di un trattamento all’avanguardia, la frontiera del domani cui noi oggi ci avviciniamo, in maniera limitata per ora, per rodare il sistema. È una pratica che richiede sì macchinari sofisticati, ma anche tanta professionalità e personale preparato: oggi noi siamo in grado di effettuare un numero limitato di questi interventi, ma presto questa tecnica esploderà e ci dobbiamo attrezzare».
Attualmente, il trapianto viene effettuato solo con cellule prelevate dalla stessa persona. Sono stati superati alcuni ostacoli che disincentivano questo tipo di prelievo anche da donatore, primo tra tutti le sostanze (fattori di crescita cellulare) che si devono adoperare per aumentare il numero circolante delle cellule staminali. Ma quest’evoluzione, secondo il dottor Rossi, è il futuro anche per il trapianto omologo.
Del trapianto omologo di cellule staminali su paziente oncologico si parlerà anche sabato mattina 16 aprile, nell’ambito della prima Assemblea annuale dell’Associazione Varese per l’Oncologia, che si svolgerà nella sede dell Provincia a partire dalle 10.30
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