Premio Chiara: Ricky Tognazzi “incorona” Anna Rauchet

Il premio conquistato con un solo punto di vantaggio su Fabrizia Ramondino

Vincere di misura un premio letterario non è come battere l’avversario in una gara sul filo del secondo. La scrittrice ticinese Anna Rauchet si è aggiudicata il Premio Chiara con la raccolta “In questa vita” dopo un testa a testa con Fabrizia Ramondino: un solo voto di distacco (66 a 65) e per gran parte della “sfida” le due hanno corso affiancate guardandosi con la coda dell’occhio (metaforicamente, poiché la Ramondino era assente giustificata), come due ciclisti in fuga. Poi Anna Rauchet ha strappato il voto della salvezza. La soddisfazione può essere minore? Forse sì, ma non dovrebbe. Almeno Simona Izzo la penserebbe così, visto che è stata lei, sul palco insieme al marito Ricky Tognazzi, a spiegare che senso ha il lavoro dello scrittore (nella foto gli "Amici di Piero Chiara" Romano Oldrini e Bambi Lazzati).
“Il Premio letterario –ha detto – è l’unico che ha un valore davvero profondo. Perché la scrittura è un lavoro solitario, lo scrittore può continuamente fare e disfare la propria opera e nessuno se ne accorge. Potete immaginare un architetto che faccia altrettanto? Lo scrittore è come un’anatra: agli occhi di chi osserva nuota tranquilla sul lago, ma sotto muove le zampe veloce e instancabile. Un buon libro è così: si legge in un fiato, scorre ma sotto nasconde un lavoro faticoso e solitario”.
Una vittoria conquistata col sudore, quella Anna Ruchet che non solo ha superato Fabrizia Ramondino con “Arcangelo”, ma anche Giorgio Falco (48 voti con “Pausa caffè”).
Nella Sala Napoleonica delle Ville Ponti, però, le note dell’orchestra Beethoven e le immagini di due spezzoni dei celebri film “Venga a prendere il caffè da noi” e “La stanza del vescovo” hanno stemperato la tensione. E non poteva essere diversamente visto di mezzo c’era l’accoppiata Piero Chiara – Ugo Tognazzi.  Due capolavori, il primo del 1970 il secondo del 1977,  che rischiano di andare persi se non interverrà un’opera di restauro accurata. La presenza e la testimonianza del figlio di Tognazzi, Ricky, serviva anche a questo, a smuovere le coscienze di chi, nel Varesotto, può fare in modo che un pezzo di storia del cinema, e della cultura della nostra provincia, non vada perso. Le immagini del lungolago di Luino, di Piero Chiara “attore”, delle vie centrali del paese sono passate sullo schermo della Villa Napoleonica, rubando le risate del pubblico. Pubblico, va detto, come sempre “accuratamente selezionato”: la premiazione, pur essendo aperta a tutti, ha visto la partecipazione soprattutto dei nomi noti della politica e delle istituzioni varesine.
Ricky Tognazzi, intervistato dal giornalista Gianni Spartà, ha spiegato poi quali sono i suoi legami con questa provincia: “Non ho ricordi di Piero Chiara – ha detto – ma mio padre mi ha portato qualche volta sul set in cui stava girando i film di Lattuada e Risi. Ricordo la casa che avevamo a Galliate, Lombardo e che ci faceva da base, la cucina della nonna Maria e la prima comunione che abbiamo festeggiato qui. E poi Giovanni Borghi, sempre pronto a finanziare i progetti che mio padre gli sottoponeva.
Quanto al resto, posso dire è che mio padre e Chiara erano accomunati da una frase che mi sembra calzi a pennello “La vita è come una torta: o la magi o la descrivi” e loro l’hanno sicuramente mangiata ma anche descritta e raccontata. Quello che mio padre Ugo amava nei racconti di Chiara era la mediocrità dei personaggi; era un modo per parlare della mediocrità dell’umanità intera, ridendoci sopra”.
Obiettivo non facile da raggiungere e se qualcuno ci è riuscito, trent’anni fa, meglio stare a rimirarlo con rispettoso distacco. Così pare voler fare Ricky Tognazzi che di fronte alla domanda: è vero che intende rifare un remake di “Venga a prendere il caffè da noi”, magari con protagonista Massimo Boldi? risponde soltanto: "Quel film è un piccolo capolavoro, difficile mettersi a confronto. E’ materia molto delicata, il rischio è di rovinare un bel ricordo”.

 

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Pubblicato il 25 Settembre 2005
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