L’amaro epilogo della Giunta Ponti nei commenti dei politici
Il predecessore Frigoli: "Non mi ricandido". Ottavio Cattaneo: "Intesa trasversale tra forze diverse", ma Renato Colombo (Orizzonte - Polo) osserva: "Sarebbe stata meglio una mozione di sfiducia"
Quella di Castellanza è la storia di un terremoto ampiamente annunciato. Ora, dopo le dimissioni di undici consiglieri comunali e la conseguente fine dell’era Ponti, fioccano i commenti a caldo degli esponenti politici, mentre si
attende la reaizone del Sindaco, che dovrebbe a breve inviare un
comunicato a gli organi di stampa.
La crisi interna alla maggioranza che governava la città si era annunciata da tempo, ed aveva cominciato a prendere forma durante l’estate, complice una querelle sulla nomina del nuovo presidente di Castellanza Servizi che per qualcuno sarebbe stata una delle cause principali di quanto avvenuto in seguito. Questa tesi è sempre stata negata con sdegno dagli oppositori interni di Maria Grazia Ponti e della sua amministrazione (tra i quali si annoveravano due assessori, Paolo Frigoli e Giovanni Sottocornola), per il quali il problema era e resta la mancata attuazione di molti punti del programma di governo presentato agli elettori appena due anni fa; al più, si può concludere, la questione Castellanza Servizi sarebbe stato la goccia che ha fatto traboccare un vaso già pieno.
La crisi che ha travolto la Giunta Ponti si era avvitata prendendo una gran brutta piega già nello scorso autunno, arrivando a far bocciare le variazioni di bilancio in consiglio comunale. Sintomatica una lettera aperta dell’ex sindaco Livio Frigoli, importante sponsor del progetto Città Viva, al Sindaco Ponti – un’invito al dialogo rimasto senza risposta, secondo l’ex primo cittadino castellanzese, alla guida del Comune dal 1995 al 2004. "Sono amareggiato e deluso, perchè avevo creduto fortemente a questa esperienza" commenta ora Frigoli. "Credo tuttora nella bontà del progetto di governo della città che era alla base di questa amministrazione. Non si trattava, come avete scritto più volte, di una Giunta apolitica; semmai era sostenuta dall’idea in realtà locali i contenuti devono venire prima delle bandiere: ma la persona scelta per guidarla non era quella giusta". Per il futuro Frigoli esclude tassativamente una sua ventilata ricandidatura: "Appoggerò comunque quelle forze che dovessero ancora riconoscersi nel progetto di Città Viva": vale a dire i sei fuoriusciti che hanno fatto cadere la Giunta Ponti e chi si aggregherà al neocostituito gruppo. Per Frigoli, dopo un anno e mezzo di profondi cambiamenti apportati da Maria Grazia Ponti, non si pone neppure più un problema di continuità con i suoi nove anni di amministrazione della città: "Il problema ora è far ripartire il Comune".
Anche i consiglieri comunali uscenti esprimono la loro comprensione per la scelta di rottura fatta dai sei "ribelli" che hanno disarcionato il Sindaco Ponti. "Non si poteva continuare oltre in questa situazione" commenta Michele Palazzo di Insieme per Castellanza, mentre il suo capogruppo Mino Caputo parla di "giorno triste per la città, ma purtroppo se si voleva poter andare al voto in primvarea questa era l’unica via d’uscita. Abbiamo dato il nostro appoggio, ma non possiamo essere felici di quanto avvenuto". Il capogruppo dei fuoriusicti ed ex capogruppo di Città Viva, Ottavio Cattaneo, sottolinea che "l’intesa sulle dimissioni dei consiglieri è avvenuta in modo trasversale, fra gruppi che nella prossima campagna elettorale saranno avversari, a dimostrazione che il bene della città va oiltre gli interessi particolari". Infine Renato Colombo, di Orizzonte – il Polo per Castellanza, spiega come mai è stato l’unico, insieme a Marco Sartori della Lega, a non firmare le dimissioni, mentre invece il suo capogruppo Mario Rossi si è associato ai dimissionari. "Per me era un problema di metodo" chiarisce Colombo. "Condivido fermamente l’idea che l’amministrazione Ponti debba andare a casa, ma avrei preferito una mozione di sfiducia debitamente votata in consiglio comunale a questa scorciatoia con cui si è voluto accorciare i tempi. La crisi aveva ormai assunto toni da feuilleton, ma resto dell’idea che per ragioni istituzionali una sfiducia in consiglio sarebbe stata una mossa istituzionalmente più corretta".
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