Gilli: “Il 25 Aprile è la festa della libertà di tutti”

Nel suo discorso il sindaco ha rimarcato i valori di eguaglianza nati dalla Resistenza e consacrati nella Costituzione italiana

Concittadini Saronnesi, Autorità,

eccoci nuovamente riuniti per ricordare insieme l’evento glorioso della Liberazione, avvenuto sessantun anni fa il 25 aprile, quando i relitti militari nazifascisti crollarono definitivamente, a seguito del ricongiungimento, nel Nord Italia, delle Unità Partigiane, autrici di un’eroica epopea di resistenza popolare, con le Forze Alleate e le Unità Regolari.

Una Nazione è composta, oltre che da un territorio, da persone che, generazione dopo generazione, la abitano e vi vivono; come soggetto personale, la Nazione ha una propria identità, che si fonda, anzitutto, sulla memoria della propria storia: conoscere le proprie radici, anche nell’aspetto negativo, è un elemento esseziale per la consapevolezza della comunità, che non può aspirare ad un futuro giusto, senza una seria riflessione sul proprio passato.

A maggior ragione, quando un evento – la Liberazione – costituisce l’epilogo di una lotta dura e luttuosa per affrancarsi dall’ombra della dittatura e dal sangue di una guerra orribile, in cui ideologie mostruose condussero a crimini indicibili contro l’umanità.

Ma il 25 aprile del 1945 rappresenta per la nostra amata Nazione anche l’inizio dell’èra democratica, che da allora ci regge e che ha fatto dell’Italia un grande Paese; rappresenta, soprattutto, l’avvìo del processo riformatore delle Istituzioni, concretatosi con l’avvento della Repubblica e l’elezione dell’Assemblea Costituente il 2 giugno 1946 e  la scrittura della Costituzione della Repubblica, entrata in vigore il 1° gennaio 1948.

La Costituzione è il frutto della saggezza e della mirabile capacità di sintesi dei Padri Costituenti, in gran parte provenienti dal movimento della Resistenza: essi seppero, allora, pensare anzitutto all’Italia, ai suoi cittadini in condizioni di prostrazione post bellica ma già intenti alla ricostruzione, ai suoi cittadini del futuro, come siamo noi oggi.
Essi seppero, con una lungimiranza ammirevole ed insuperata, comporre in un disegno unitario le diverse, legittime visioni politiche e culturali, seppero ri-creare una Nazione intorpidita da oltre vent’anni di pensiero unico ed obbligatorio, per suscitare negli Italiani il gusto per la democrazia, il rispetto delle idee, la responsabilità di convivere armoniosamente nella ricchezza della diversità delle opinioni.

Non a caso l’art. 3 della Costituzione afferma che: “tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali”.

Questa norma di civiltà scolpisce su pietra perenne l’insegnamento basilare della lotta per la Liberazione, l’eguaglianza di tutti i cittadini, chiamati a concorrere al governo della Nazione tramite elezioni libere e democratiche:  non v’è dubbio che i Partigiani, nelle difficoltà e nei pericoli della guerra condotta con mezzi poveri ed insufficienti, avessero l’eguaglianza in posizione privilegiata tra i loro ideali; l’eguaglianza che è il lievito di una società libera e democratica, in cui ci si sa confrontare, ma ci si sa, anzitutto, rispettare; l’eguaglianza che legittima ogni italiano e lo fa sentire parte di una Nazione accogliente, in cui nessuno è escluso e tutti ne sono parte.

Se l’eguaglianza – come non ho mai personalmente dubitato –  è l’insegnamento che  noi del nuovo millennio abbiamo ricevuto dalla Liberazione donataci da altri anche al costo del sacrificio della propria vita (e che oggi ricordiamo ed onoriamo), non posso non rimarcare, alla luce di recenti impreviste e sorprendenti prese di posizione unilaterali, di cui v’è traccia sui muri della città, che il 25 aprile segna la libertà di tutti gli Italiani, i quali, come dice l’art. 3 della Costituzione (ma giova ripeterlo) “hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge senza distinzione di opinioni politiche”.

Il 25 aprile è la festa di tutti, della libertà di tutti, come il 2 giugno è la festa della Repubblica di tutti gli Italiani, come il 4 novembre è la festa dell’unità nazionale di tutti gli Italiani. Senza distinzioni, senza primi della classe, senza primogeniture, senza tentazioni di sentirsi più uguali degli altri: siamo tutti Italiani e tutti, secondo le proprie sensibilità, vogliamo il bene della nostra Patria.
 L’Italia democratica è forte e libera, non c’è Italiano che non apprezzi e custodisca gelosamente la libertà, che è l’ossigeno del nostro convivere pacifico; a maggior ragione quando ci si scopre divisi in due metà pressoché identiche (nella nostra città, invero, in proporzioni notevolmente diverse): ciascuno secondo il mandato ricevuto dai cittadini deve operare per la concordia degli Italiani, non per erigere laceranti steccati, che (come oggi) allontanano ingiustamente dalla vita civica tanti sinceri democratici; non una parte deve vincere e l’altra soccombere; deve sempre e comunque vincere l’Italia di tutti, nel rispetto dei ruoli, delle persone e delle alternanze volute dalla democrazia.

 Si abbandonino, dunque, le sottili ed insidiose tentazioni  di sentirsi superiori e di appropriarsi del sentimento nazionale e ripartiamo, tutti insieme, dalla Costituzione, nata dalla Resistenza ed in cui ci riconosciamo tutti, senza distinzioni:  che questa bella festa popolare, così incisa nella nostra memoria collettiva, sia l’occasione per sentirci tutti eguali, uniti e maturi per l’Italia.

Con l’augurio, a chi ne ha ricevuto la grande responsabilità, di saper governare  saggiamente e prudentemente  per il progresso di tutte le Italiane e di tutti gli Italiani; con l’invito a chi si è espresso altrimenti a non scoraggiarsi ed a contribuire, nel rispetto delle funzioni, alla concordia nazionale; con l’invito a tutti, come già dicevo il 25 aprile 2002, “a resistere alle involuzioni determinate dalle nuove paure e dall’incapacità di confrontarsi; a resistere alla tentazione di chiudersi in sé stessi; a resistere alla comodità di ritenersi sempre con supponenza dalla parte della ragione, negando buona fede agli altri; a resistere alla sirena del disimpegno civico in favore del proprio particolare.

L’alternativa sarebbe disastrosa e contraddittoria con il messaggio lasciatoci dai Resistenti.

Io spero, però, che sin da adesso, qui, all’ombra del Tricolore, espressione di libertà e di unione nazionale, avremo tutti la forza e l’onestà intellettuale per dire insieme e con sincera, indistinta convinzione: viva la Liberazione, viva l’Italia, viva la Repubblica di tutti gli Italiani!

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Pubblicato il 26 Aprile 2006
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