Sicurezza a Malpensa, il Garante concede l’ok all’uso delle impronte digitali
Il sì della società di movimentazione merci Alha garante della privacy è però limitato alle aree sterili dei magazzini
Alha Airport Spa chiede e il Garante della Privacy risponde. Via libera all’uso delle impronte digitali per riconoscere i dipendenti della società che all’aeroporto di Malpensa svolge servizi di movimentazione merci e passeggeri. I dati biometrici potranno essere usati per accedere ad aree sottoposte a particolari misure di sicurezza, mentre le impronte digitali non potranno, invece, essere utilizzate per l’ingresso negli uffici all’interno della zona aeroportuale, dove le esigenze di sicurezza non sono a livelli così elevati.
A chiedere al Garante l’introduzione del nuovo sistema di sicurezza la Alha Airport Spa, società che gestisce servizi
aeroportuali di terra, in particolare movimenti di merci. Le impronte di sicurezza saranno richieste per l’accesso al magazzino di stoccaggio delle merci e l’accesso a un caveau, nel quale sono depositati beni di valore, sia possibile solo con una tessera con le impronte digitali del titolare. La particolare misura è inserita nel Programma nazionale di sicurezza: in pratica si tratta di un sistema per evitare l’introduzione in aree "particolari", dove vengono stivati preziosi e oggetti di grandi dimensioni. Si vuole in sostanza evitare l’introduzione illecita nelle stive degli aerei di armi, esplosivi o quant’altro possa creare danni al normale svolgimento del traffico aereo. Inoltre, il ricorso ai dati biometrici contribuisce a scongiurare i furti di merci.
Il Garante Francesco Pizzetti ha accolto la richiesta della società. La carta deve essere nella sola disponibilità dell’interessato e non recare indicazioni nominative. È, infatti, sufficiente l’attribuzione a ciascun dipendente di un codice individuale, così da evitare abusi nel caso di smarrimento della tessera. A questo riguardo, devono essere impartite ai lavoratori istruzioni scritte e la società non deve utilizzare i dati biometrici come sistema di rilevazione della presenza del personale, anche perché si verrebbe a creare un trattamento differenziato rispetto ai dipendenti che non usano le tessere con i dati biometrici.
È, poi, necessario chiedere il consenso, perché alcuni lavoratori potrebbero rifiutarsi di fornire le impronte digitali: nel qual caso si deve ricorrere al sistema alternativo di identificazione, costituito da un badge e da un codice individuale, sistema di cui agli interessati deve essere data notizia nell’informativa da sottoporre al momento della richiesta del consenso. Infine, i dati biometrici devono essere custoditi con particolare attenzione e le informazioni relative agli orari di accesso alle aree riservate essere conservate al massimo per sette giorni. I sindacati osservano con attenzione la situazione, ben diversa da quella dello scorso anno che aveva interessato la Dufrital: la tutela della dignità dei lavoratori, assicurano, non verrà meno.
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