«Come “Bollicine” prese vita nella mia cantina»
Intervista a Mimmo Camporeale, tastierista storico di Vasco, in concerto all’Arena di Mendrisio
22 ottobre, la Vascombriccola in concerto all’Arena di Mendrisio. Per noi un’occasione straordinaria per conoscere Mimmo Camporeale (a lato e in basso in alcune foto d’annata) tastierista storico di Vasco dal ’78 al ’87: praticamente un pezzo di quel miracolo musicale degli ultimi 30 anni che è stato il Blasco con la sua “Steve Rogers Band”. Mi sembra quasi di essere a Bologna a chiacchierare con un amico seduti in un’osteria. Mimmo è affabile e generoso lasciando trasparire dietro ad ogni risposta quella voglia di dare e ancora dare suonando quella musica che lui “ha vissuto e vestito”.
Cos’è per te suonare molti di quei pezzi che hai visto nascere con Vasco?
E’ una prosecuzione naturale. Ho cominciato a suonare con Vasco nell’80 quando è uscito “Tutta colpa di Alfredo”. In quel periodo suonavamo di fronte a 30/40 persone. Dopo due Festival di San Remo, la gente cominciò ad ascoltarlo un po’ di più. Facevamo una Tournee e un disco all’anno. In quel periodo però, quando si andava in giro a suonare, facevamo la pre-produzione dei brani nella cantina di casa mia. “Bollicine” ha preso vita proprio così. Abbiamo poi lavorato insieme a quello che, secondo me, è uno degli album più belli di Vasco: “C’è chi dice no”. Continuare a suonare dopo quasi 30 anni quei brani è ancora emozionante.
Com’è avvenuto il passaggio dalla Steve Rogers Band alla Vascombriccola?
Io sono entrato nel 2002, ma la band già esisteva. Io facevo parte del nucleo originale della Steve Rogers Band insieme a Maurizio Solieri e Massimo Riva. Il nostro primo disco è stato un singolo intitolato “Neve Nera” a cui ha partecipato anche Vasco (presente sulla copertina): era lui il cantante del gruppo. Da Vasco ci siamo separati nell’86 anno per dare vita ad una carriera tutta nostra. In quell’anno abbiamo inciso il primo album, a cui ne sono poi seguiti altri tre e il travolgente successo di “Alzati la gonna” che ha vinto anche un Telegatto. Il successo, quello vero, tardava ad arrivare e nell’87 cominciammo a prendere ognuno la sua strada. Già nel ’91 Maurizio (Solieri) tornò a suonare con Vasco e io cominciai a esibirmi nelle Osterie del Bolognese e a percorrere altri filoni musicali.
Pensate mai ad una Reunion?
Come no! Tra indecisioni e prove di cantanti, è già da qualche anno che cerchiamo di rimettere insieme la Band. Ormai ci siamo quasi, infatti usciranno a breve – forse per la fine di ottobre 2006 –un disco e un DVD della Steve Rogers contenenti i nostri pezzi e ¾ d’ora di filmati dei tempi d’oro.
E tu che strada hai preso da quando hai lasciato Vasco?
Ho suonato per 15 anni in giro per Bologna e i suoi locali. Col Gallo (Claudio Golinelli) abbiamo condiviso il gruppo delle Officine Musicali; con un chitarrista acustico proponevamo invece una situazione vicina al genere rock-americano della West Coast sullo stile di James Taylor.
Quindi hai conosciuto piccoli locali e grandi stadi. Hai composto musica ormai “leggendaria” in una cantina. Quale di queste situazioni ti rispecchia di più?
Tutte! Un musicista ha bisogno di tutte queste componenti e ognuna dà soddisfazioni diverse e allo stesso tempo insostituibili. Dalla gratificazione di realizzare un brano, al brivido che ti dà il grande pubblico alla libertà dello spazio di un assolo.
Quindi nei grandi concerti è forte la pressione…
Agli inizi mi sembrava che il piano fosse piccolo quanto un centimetro e intorno sentivo una folla immensa. Oggi il discorso è un po’ diverso. I palchi e gli impianti sono molto più “evoluti”, ma nei primi grandi concerti con Vasco ricordo che sentivamo la folla cantare i nostri brani tanto da non riuscire a sentire nemmeno quello che stavamo suonando! Era difficile, ma anche impagabile! Lo dice anche Paul Mc Cartney che sul palco è meglio stare un po’ scomodi per dare di più. Dal vivo era proprio così: “basso, batteria e pubblico”!
Grazie dunque a Mimmo Camporeale che con Golinelli (basso), Dario Capelli (cantante), Gigi D’Ambra (batteria) e Jaron Rota (chitarra) saranno grandi protagonisti del Venerdì dell’Arena.
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