Ville Ponti: «Sarà un albergo, non una nuova Malpensa»
Il segretario di CNA Varese Gianni Mazzoleni interviene sul discusso progetto di dotare la città di un nuvo polo alberghiero
Riceviamo e pubblichiamo
Dal mese di Settembre del 1988 la Sede provinciale della C.N.A. di Varese è situata nella castellanza di Biumo, in quello che era stato un deposito della Dansi, una delle non poche imprese che hanno lasciato un’impronta, per quanto effimera, nell’economia del nostro territorio; da allora sono volati, giorno dopo giorno, diciotto lunghi anni, ma i tratti distintivi che avevamo potuto riscontrare dopo il trasloco dal centro di Varese in quel lontano autunno sono rimasti sostanzialmente inalterati.
E’ un quartiere tranquillo, vivibile e verde, dove non è impossibile vedere gli scoiattoli saltare di ramo in ramo, anche se, rispetto ad allora, è molto meno agevole parcheggiare e l’assurda strettoia a doppio senso di circolazione di Via Canova è diventata ancora più stretta.
Eppure, intorno e sulla sommità del colle di Biumo le cose sono profondamente cambiate: sulle due arterie principali, Viale Valganna e Viale Ippodromo, sono sorti e stanno sorgendo nuovi brutti insediamenti, Villa Panza è stata aperta al pubblico ed è diventato – purtroppo molto più virtualmente che nella realtà – uno dei più importanti musei di arte contemporanea del mondo, il complesso di Ville Ponti si è ritagliato uno spazio rilevante nel panorama dei Centri per congressi.
Il tutto, almeno dal mio particolare punto di osservazione di persona che a Biumo ci abita per lavoro dalle dieci alle dodici ore al giorno, senza peggioramenti sostanziali della qualità della vita.
In concreto, solo in quattro o cinque occasioni il traffico in afflusso a Villa Panza o alle Ville Ponti ha congestionato pesantemente una via d’accesso non certamente ottimale. E anche Giugno Ok e la stagione ippica sono sopportate senza enormi disagi dalla viabilità e dalle opportunità di stazionamento esistenti.
Le potenzialità di crescita del settore congressuale di Ville Ponti, da inserire razionalmente nel contesto della più complessiva politica di rilancio del turismo dell’area varesina, hanno indotto negli anni passati la CCIAA di Varese a ragionare delle possibili opportunità di sviluppo; ne è scaturito il progetto di costruzione di un albergo ai margini del Parco quale naturale completamento di un’attività che per le sue particolari caratteristiche e per poter ambire a uno sviluppo ulteriore richiede ed impone una struttura ricettiva di classe, che consenta di raggiungere, a piedi e in poco tempo, il Centro Congressi.
Da allora, da quando quell’idea logica è stata presentata e ne è stato avviato l’iter, si è scatenata una bagarre senza esclusione di colpi, nella quale nessuno dei contendenti sembra disponibile ad ascoltare e accogliere le ragioni degli altri.
Anche per questo, stimolato dall’intervento dell’amico Consigliere della CCIAA Bergamaschi, mi sono quasi sentito in dovere di esprimere la mia opinione di abitante diurno – e talvolta serale – delle “pendici del Colle di Biumo”.
Io ero e rimango favorevole alla realizzazione dell’albergo, dalla cui edificazione l’attività congressuale ritrarrebbe certamente l’impulso necessario per un importante salto di qualità, ma ritengo anche che debbano essere prese in considerazione e affrontate razionalmente le ragioni, quelle della SovraIntendenza ma anche quelle della Conferenza dei servizi del Comune di Varese, di chi ha frapposto vincoli e argomenti all’iter autorizzativi. Penso anche che, nel caso venissero rimossi questi ostacoli, debbano essere discusse le perplessità avanzate dal comitato dei residenti e dalle Associazioni ambientaliste: il colle è un polmone verde composto da alberi di grande pregio, la sua particolare dislocazione lo rende delicato sotto l’aspetto geologico, anche razionalizzando e migliorandone la viabilità di accesso non si potranno realizzare vie di accesso adeguate, l’apertura del cantiere potrebbe comportare grossi disagi aggiuntivi per chi vi vive e vi lavora….
Tutte questioni che non è corretto derubricare a fisime ambientaliste, ma che meritano risposte serie e appropriate.
Non credo invece, nel caso non fosse possibile superare gli ostacoli e realizzare l’opera, che abbia un senso ragionare di soluzioni alternative quali l’albergo diffuso: a parte il fatto che di grandi edifici dismessi utilizzabili non ne vedo, si tratterebbe di altro e non servirebbero a completare razionalmente l’offerta congressuale delle Ville.
Un’ultima considerazione infine mi sento di fare sull’importanza eccessiva che viene attribuita, da assertori ma anche dai detrattori dell’Albergo, all’opera: se si recupera il senso della misura, ci si renderà conto che non si tratta di un’altra Malpensa o della grande Fiera, ma semplicemente di un complesso alberghiero.
La cui realizzazione sarebbe importante per le tante ragioni esposte, ma che non può coltivare l’ambizione di cambiare da sola il corso dell’economia del nostro territorio.
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