Chiudono le Officine Franzi, 112 frontalieri senza lavoro
La storica azienda ticinese è a forte rischio fallimento. Impiega quasi solo frontalieri provenienti da Lavena Ponte Tresa e dal Comasco
Chiude un’azienda in Ticino e, come spesso accade, le ripercussioni si sentono sui paesi italiani confinanti con la Svizzera. Chiudono le Officine Franzi di Lugano e 122 lavoratori rischiano di rimanere senza posto di lavoro già a partire da domani: 112 di questi sono frontalieri suddivisi tra varesotti e comaschi. I lavoratori provenienti dal Varesotto sono quasi di tutti della zona di Lavena Ponte Tresa mentre i comaschi sono della zona di Porlezza.
A commentare a caldo la notizia, proprio mentre la dirigenza dell’azienda e il sindacato Unia sono ancora al tavolo della trattativa per trovare una soluzione tampone all’emergenza, è Claudio Pozzetti, della Cgil frontalieri:«120 lavoratori a casa in queste zone di confine sono l’equivalente di 1200 lavoratori lasciati a casa a Malpensa – spiega con amarezza – come sempre i primi a pagare sono i lavoratori frontalieri. In questo caso in modo particolare dato che quasi tutti i lavoratori sono italiani che lavorano in Svizzera».
Le Officine Franzi di Lugano sono un’azienda storica del Ticino con 130 anni di attività alle spalle. L’attività è suddivisa in due settori principali, il metalmeccanico e quello della metalcostruzione; per quest’ultimo in particolare non sembra esserci alcuna possibilità si sopravvivenza. Il 15 marzo il Tribunale d’appello di Lugano aveva concesso l’effetto sospensivo parziale al fallimento delle officine, ma oggi si apprende che il medesimo organismo ha negato la moratoria concordataria richiesta al fine di tentare di salvare almeno il settore metalmeccanico.
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