Alitalia, via libera del Governo al commissariamento

Circolano i particolari del "Piano Fenice": gli investitori resteranno fino al 2013. Norme nel decreto legge di conversione della Legge Marzano anche a tutela dei piccoli risparmiatori

Il consiglio dei ministri con un decreto legge ad hoc ha dato il via al commissariamento di Alitalia, sospendendo le norme antitrust per permettere la fusione con AirOne e inserendo "norme a tutela dei consumatori, dei lavoratori e dei piccoli azionisti" con l’accesso al "Fondo per i risparmiatori vittime di frodi finanziarie" istituito nella Finanziaria 2006. Per tutti i lavoratori di Alitalia nel decreto legge sono previsti ammortizzatori sociali per sette anni (4 di cassa integrazione e 3 di mobilità), a prescindere dall’età anagrafica, dalla collocazione geografica e dalla precedente fruizione di altri sostegni pubblici al reddito. Intanto cominciano a circolare i particolari del “piano Fenice”.

Innanzitutto c’è il vincolo agli imprenditori che rileveranno marchio e attività attraverso la nuova società capeggiata da Roberto Colaninno (Nuova Compagnia Italiana): fino al 2013, a missione salvataggio conclusa nei progetti degli investitori, non potranno andarsene. (Foto di Marco Bianchi). Non ci sarà più un dualismo fra hub o presunti tali, quindi niente più lotta Fiumicino-Malpensa e stop agli sprechi di assistenti di volo e piloti residenti da una parte e chiamati al lavoro dall’altra, ma piuttosto una strategia basata su sei punti strategici che saranno Milano, Roma, Napoli, Catania, Torino, Venezia. Le destinazioni servite saranno 73 da Milano, 44 da Roma, 9 da Napoli, 18 dalle altre. Al salotto buono dell’aviazione milanese, Linate, resterà “solo” la Milano-Roma, oltre all’integrazione delle rotte con AirOne, anch’essa assorbita nel nuovo progetto.  

Fondamentale sarà l’alleanza internazionale che la Nuova Alitalia riuscirà ad instaurare: Lufthansa o AirFrance, entrambe sono interessate a stringere rapporti con una compagnia che porta in dote 28 milioni di passeggeri, tant’è che anche i francesi hanno aperto la porta ad una trattativa con la nuova realtà. La società “buona”, quella liberata dal peso dei debiti e degli esuberi (coi sindacati il discorso è ancora da aprire e nonostante le assicurazioni del ministro Matteoli i dubbi su un accordo senza scontri rimangono tutti), dovrà essere snella ed efficiente: meno spese e costi ridotti, meno aerei e più nuovi, più ore di volo, mercato italiano al centro delle scelte, fatturato che dovrà restare stabile. Il pareggio è atteso nel 2011 e la crescita dovrebbe cominciare nel 2013, quando la Nuova Alitalia potrà essere venduta dagli imprenditori che hanno messo sul piatto il famoso miliardo di euro.  

Il commissario straordinario, che salvo sorprese sarà Augusto Fantozzi, potrà inoltre cedere asset dell’impresa fissando un prezzo di cessione "non inferiore a quello di mercato" che sarà stabilito con una perizia. L’acquirente sarà individuato dal commissario che potrà procedere a trattativa privata: la “newco” di Colaninno e soci a questo punto farà la propria offerta d’acquisto per la parte "buona" della compagnia comprendente marchio e attività. Nella parte cattiva, la “bad company”, resteranno 50 aerei vecchi da dismettere, le attività non più utili come call canter o manutenzione pesante e 5/7 mila persone in esubero. Il cargo verrà venduto o tenuto in collaborazione con investitori esterni. I sindacati sono chiamati ad approvare il piano nella sua interezza: il giudizio delle parti sociali a tutela dei lavoratori (tutte o quasi, Cgil, Cisl e Uil ma anche Anpac, la sigla che raccoglie la maggior parte dei piloti) è però negativo, così come lo è quello dell’opposizione. Lunedì 1 settembre il ministro del Welfare Maurizio Sacconi ha convocato i sindacati per un primo confronto.

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 28 agosto 2008
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