L’adunata in Piazza Monte Grappa sotto il suono delle campane
Nel pomeriggio un'enorme folla di persone era diretta verso la piazza principale della città. Per favorire la più ampia partecipazione erano stati chiusi in anticipo fabbriche ed uffici. Alle 18 era atteso il discorso del duce
«L’adunata delle forze fasciste che era attesa con viva impazienza dalla multanime massa dei varesini
è avvenuta nel centro e nei rioni ed è stata quella che doveva essere: una memorabile pagina di storia che parlerà nel tempo di un irrompente preludio di epopea vissuto da una moltitudine immensa, la quale ha lanciato nello spazio un disperato canto di passione e uno squillante grido di fede durante una superba e gagliarda dimostrazione di concordia».
Con queste parole la «Cronaca Prealpina» di Varese introduceva il resoconto della manifestazione della giornata precedente. Il titolo dell’articolo, letto alla luce della storia successiva, ha un sapore amaro: Siamo in guerra: Vinceremo!
(foto: prima pagina "Cronaca Prealpina", 11 giugno 1940).
Nel pomeriggio del 10 giugno del 1940 una enorme folla di persone, spontanea o organizzata nelle diverse articolazioni del Partito nazionale fascista (l’unico partito politico nell’Italia in camicia nera), si era diretta verso piazza Monte Grappa, attraversando le strade addobbate con i vessilli tricolori esposti alle finestre. Ovunque gli altoparlanti riproducevano gli inni patriottici e i canti della cosiddetta rivoluzione fascista, intervallati dall’invito a prendere parte alla «storica adunata».
Le campane delle chiese davano un tono festoso alla giornata che avrebbe inaugurato uno dei periodi più tragici della storia italiana. Per favorire la più ampia partecipazione erano stati chiusi in anticipo fabbriche e uffici. Alle 17,30, infatti, la piazza centrale era già piena: alle 18 era atteso il discorso del duce. I rulli dei tamburini della Gioventù italiana del littorio, i cori spontanei, gli inni eseguiti dalla banda cittadina, sottolineavano l’eccitazione del momento.
A chiudere la piazza, il palco delle autorità: accanto al prefetto, al questore e al segretario federale
del partito, erano schierate tutte le più alte cariche della provincia. All’ora prevista, la radio diffonde
il discorso che Mussolini pronuncia da Palazzo Venezia. «Sulla marea di ascoltatori – commenta il
cronista del quotidiano di Varese – è sceso il più profondo silenzio».
Il «Luce!», la gloriosa testata cattolica del Varesotto, nel numero dell’11 giugno scrive:
«Ed ecco alle ore 18 precise, venire da Roma, dallo storico balcone di Palazzo Venezia, la voce
tanto attesa, la parola ferma e sicura del Duce rivolta a tutti gli italiani ed annunciante la
dichiarazione di guerra contro Gran Bretagna e Francia, dopo averne spiegato i motivi».
Concluso il discorso, nel consueto tripudio, la folla, guidata dalla banda, dalle organizzazioni
giovanili e dalle autorità, sfila in via Volta e in via Manzoni, per dirigersi in piazza dell’Impero
(l’attuale piazza Repubblica, inaugurata nella primavera precedente), per rendere omaggio al
Monumento ai Caduti con un corale «A noi!».
Di Enzo R. Laforgia (Istituto varesino «Luigi Ambrosoli» per la storia dell’Italia contemporanea e del movimento di liberazione)
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