Per la prima volta una donna guiderà la Fiom di Varese

Stefania Filetti, classe ’66, è stata eletta con un larghissimo consenso. Ha iniziato a fare sindacato all' Alfa Romeo di Arese alla fine degli anni '80. «È il più bel mestiere del mondo»

Alla Camera del Lavoro di via Nino Bixio non c’è bisogno di mettere le quote rosa, nemmeno quando si tratta delle tute blu. Alla guida dei metalmeccanici della Cgil, infatti, è stata eletta Stefania Filetti che sostituirà Maurizio Canepari, passato a sua volta alla Cgil regionale. Classe 1966, residente a Cinisello Balsamo, Filetti è arrivata alla Fiom di Varese nel 2005, prima come funzionario e successivamente, nel 2007, in segreteria provinciale per occuparsi dei big del settore: Agusta, Aermacchi e  Bticino-Legrand, assieme ad altre aziende di minori dimensioni. Sbaglia, però, chi pensa che Stefania Filetti sia un «pollo da batteria», allevato come funzionario e destinato a diventare funzionario, perché il nuovo segretario dei cipputi varesini ha iniziato a fare sindacato come lavoratrice della “mitica” Alfa Romeo di Arese.

Filetti, che cosa voleva dire lavorare all’Alfa negli anni ’80?
«Sono stata assunta nel 1988, quando la proprietà era già Fiat, con un contratto di formazione. Facevo doppio turno di lavoro, prima alla linea motori poi al collaudo. Ad Arese c’erano grandi professionalità e un attaccamento alla fabbrica da parte dei lavoratori quasi commovente. Chi lavorava all’Alfa si indentificava con quelle automobili ed era orgoglioso del proprio lavoro. Lì ho imparato moltissimo come lavoratrice e come sindacalista».
Fa un po’ strano vedere a capo della Fiom una donna. Com’è andata la sua elezione?
«Dal punto di vista dei numeri sono stata eletta con soli due voti contrari, quindi con un larghissimo consenso. È stato il risultato di un rapporto franco con la categoria costruito in questi anni, assemblea dopo assemblea, trattativa dopo trattativa».
Che idea si è fatta del settore metalmeccanico della provincia di Varese?
«È interessante perché molto diversificato: ci sono assolute eccellenze tra le grandi imprese, ma anche realtà straordinarie tra le piccole e medie che fanno lavorazioni di nicchia importanti. È un settore che tiene, nonostante abbia sofferto moltissimo la crisi economica e ci siano ancora molte difficoltà ad andare avanti. In questo senso occorrerebbero politiche economiche serie e mirate».
Lei ha due figlie che studiano, se un giorno le dicessero che vorrebbero fare le sindacaliste, che cosa risponderebbe?
«Ne sarei felice, perché questo è il più bel mestiere del mondo, anche se non si guadagna molto. Io prendo quanto un impiegato di quinto livello che fa qualche straordinario. Ma questo è l’aspetto meno nobile. La vera fortuna di chi fa il sindacalista è quella di poter conoscere molte esistenze lavorative: un giorno sei un operaio, un altro un impiegato di banca, un altro ancora un dipendente pubblico».
Dopo tanti anni di sindacato, c’è ancora qualcosa che la sorprende?
«Le dinamiche sul posto di lavoro tendono a ripetersi. Ma quando un lavoratore, magari timido, bussa alla mia porta per ringraziarmi, è un momento che non ha eguali. Questo è il vero motivo per cui vale la pena di alzarsi la mattina e fare questo lavoro».

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Pubblicato il 30 Giugno 2011
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