Albini: “Per i licenziamenti guardiamo all’Europa”

Il direttore delle relazioni industriali, sicurezza e affari sociali di Confindustria nazionale, fino a poco tempo fa in forze ad Univa, partecipa alle riunioni di Palazzo Chigi per elaborare la riforma del lavoro. «L'arbitrio del giudice non deve generare incertezza sia nelle imprese che nei lavoratori»

Fino a qualche anno fa, Pierangelo Albini era in forze all’Unione degli industriali della provincia di Varese. Oggi è direttore delle relazioni industriali, sicurezza e affari sociali di Confindustria nazionale e partecipa alle riunioni-audizioni di Palazzo Chigi, insieme alle altre parti sociali, per elaborare la nuova riforma del lavoro. Lunedì 26 marzo è intervenuto all’assemblea delle imprese meccaniche e siderurgiche, che si è tenuta alle Ville Ponti di Varese, per spiegare agli imprenditori presenti gli ultimi sviluppi della riforma.
«Questa manovra va vista nel suo complesso – ha detto Albini – perché si compone di diverse parti ed è ovvio che le flessibilità in uscita devono bilanciarsi con le flessibilità in entrata. Noi avevamo chiesto sul tema del riordino della disciplina dei licenziamenti un intervento molto più drastico: chiedevamo che rimanesse l’impianto dell’articolo 18 per i licenziamenti nulli e discriminatori, mentre invece chiedevamo sulle altre tipologie di licenziamento, qualora il giudice accertasse l’illegittimità del licenziamento, che ci fosse solo la tutela risarcitoria. Ora invece la disciplina che sembra delinearsi dal consiglio dei ministri prevede l’alternatività della sanzione sul licenziamento disciplinare, mentre la esclude sul licenziamento economico».
Il dibattito di questi giorni sulla riforma del lavoro ha evidenziato che la distinzione introdotta dal ministro Elsa Fornero non convince del tutto. Da più parti è  stato invocato il modello tedesco, come esempio maestro da seguire, soprattutto per quanto riguarda il ruolo del giudice e la sua discrezionalità nelle cause di licenziamento.
«L’impianto della riforma va conservato – conclude Albini -. Noi oggi abbiamo una norma che di fatto non dà al giudice nessuna discrezionalità e quando rileva che l’ingiustificatezza del motivo sia soggettivo ed economico non puo’ far altro che reintegrare il lavoratore. Il modello tedesco di cui tanto si parla lascia al giudice la discrezionalità della scelta. Io penso che l’importante sia stabilire dei criteri rigorosi in modo da impedire che in qualche modo l’arbitrio del giudice diventi fonte di incertezza per le imprese e per i lavoratori . Quindi chiediamo più certezza alle nostre regole e di avere in questa vicenda uno scenario di riferimento europeo. Il leit motiv di Confindustria è: noi vogliamo una disciplina dei licenziamenti che ci avvicini di più all’Europa. Non vogliamo niente di più».

Redazione VareseNews
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Pubblicato il 27 Marzo 2012
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