Little Tony

Nuova prestazione minuscola di Weeden: con un americano così la Cimberio non va lontano. Nel calcio invece brillano i condottieri di Varese e Pro Patria: la copertina è tutta loro

(d. f.) Due maestri della panchina. Forse il termine è eccessivo ma ai tifosi di Varese e Pro Patria piace vedere sotto questa luce Rolando Maran e Giovanni Cusatis, gli uomini che stanno timonando le barche biancorossa e biancoblu verso la testa delle rispettive regate. Una rotta che sta seguendo anche un capitano che non siede ancora in panchina perché non ha perso il gusto dello stare in campo, Giacomo Galanda, che lontano da Varese mostra ancora la sua classe sottocanestro. Però non mancano le dolenti note: dal parquet le stecche arrivano da Little Tony Weeden, secondo americano "cannato" nella stagione della Cimberio (se poi volesse smentirci, ben contenti…). Dal verde dei campi di calcio invece la delusione arriva dalla Serie D dove pare – ma la società non lo dice – che sia stato dato il benservito a un bomber del calibro di Re Artù.

Pagellone numero 85 del 19 marzo 2012

Rolando Maran 8,5 – Uno più uno fa tre con tanti saluti alla matematica che anche sui banchi di scuola non ci ha mai convinto granché. E se il professore chiede una dimostrazione, noi gli mostriamo il filmato e le pagelle di Padova-Varese. Dove se si somma la prestazione dei singoli biancorossi ne esce una partita normale (qualcuno ne esce bene, qualcun’altro meno) ma se si analizza la prova complessiva della squadra il risultato è decisamente maggiore. La differenza, secondo noi, è tutta nel lavoro di Maran, il montanaro del football che in allenamento cura anche i minimi dettagli sapendo che, se quelli si sistemano nel modo giusto, possono essere la leva capace di sollevare la squadra oltre le previsioni. E quando esce, espulso, i ragazzi hanno già imparato la lezione e completano sul campo il suo lavoro.

Giovanni Cusatis 7,5 – Attaccato, criticato (pure a mezzo stampa) e a volte anche insultato. Fatto sta che la Pro Patria oggi, al netto dei 13 punti di penalizzazione, sarebbe prima in classifica da sola. Forse il segreto di questa squadra non è solo nella classe dei giocatori più esperti e nella sfrontatezza dei ragazzini terribili, ma pure nella guida tecnica. Cusatis ha portato avanti con testardaggine e orgoglio il suo credo calcistico, dimostrando di saper fare bene il proprio mestiere e ottenendo risultati incredibili. Forse impensabili dopo un inizio tra le incognite e con il freno a mano tirato.

Giacomo Galanda 7 – In una LegaDue che negli intenti dovrebbe aiutare a scovare nuovi talenti italiani il basket tricolore continua a esprimere grandi partite da parti di gente come Maggioli e, appunto, il "nostro" Gek che trascina Pistoia in cima alla classifica distruggendo Reggio Emilia con 19 punti e 11 rimbalzi. Di fronte aveva tra gli altri un predestinato del basket azzurro, Riccardo Cervi, 212 centimetri per 2 punti e 3 rimbalzi; molto peggio del titolare reggiano, tale Chiacig Roberto andato comunque in doppia cifra. Lunga vita al capitano e ai suoi coetanei.

Tony Weeden 4 – Detto a chiare lettere che non è possibile rimpiangere il tenero Justin Hurtt, ci si chiede però allo stesso tempo come mai in casa Cimberio sia arrivato un sostituto come Weeden. Attenzione: qui non si critica la "filosofia" del cambio: l’americano che arriva dalla Polonia ha le caratteristiche (possibilità di portare palla e difendere anche su guardie più fisiche di lui) per affiancare Rannikko e Stipcevic tra gli esterni. Però, una volta sul campo, Little Tony non riesce a mettere in pratica le lezioni di teoria: tiri sul ferro, penetrazioni infrante sul pivot avversario, falli mal spesi costringono i tifosi a mettersi troppo spesso le mani nei capelli. Il suo account su Twitter è @ToneCapone, ma di questo passo rischia di raddoppiare la "P" nel suo nickname…

Caronnese Calcio 3 – La formazione rossoblu non sta passando un momento positivo in campo, ma quello che più preoccupa sono le questioni legate alla società, tanto solerte a presentare e ostentare i nuovi arrivi quanto attenta a coprire i "lati oscuri". Già, perché (forse se ne sono accorti in pochi) l’uomo simbolo della squadra "Re Artù" Arturo Di Napoli da settimana scorsa non è più un giocatore della Caronnese. Una notizia-cataclisma che la società ha nascosto e che sarebbe molto importante per una squadra che vorrebbe salire tra i professionisti… o forse non è così? Si attendono, anzi auspicano, smentite.

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Pubblicato il 19 Marzo 2012
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