Differenziata: i consigli utili per arrivare all’obiettivo del 65% per cento

Basta poco per diventare più virtuosi: come buttare le tazzine del caffè dell'ufficio nel sacco giallo e non nel cestino, o rendere meno "schifosa" la raccolta dell'umido con qualche accorgimento. Ecco i trucchi

Manca poco alla fatidica soglia europea del 65% di raccolta differenziata e i varesini sono chiamati allo "sprint finale". Non sempre si tratta di sforzi titanici: a volte, basta solo qualche accorgimento in più per arrivare senza fatica all’obiettivo.

La prima abitudine da cambiare è, innanzitutto, quella relativa alle tazzine del caffè delle "macchinette", che prima erano da gettare nel sacco viola (Così come avveniva anche per piatti e bicchieri di plastica) e ora nel sacco giallo. Molti, a distanza di un anno da questo "cambio della guardia" lo buttano ancora nell’indistinto, o meglio nel "cestino" dell’ufficio: sappiano che senza saperlo sono responsabili di una ancora troppo bassa percentuale di raccolta differenziata. Un piccolo cesto  a parte con il sacco multiraccolta, a fianco della macchinetta farebbe molto al progresso…

Un altro cambio della guardia da ricordare, specie nella bella stagione, è quello che riguarda i vasi di plastica delle piantine da rimpiantare: una volta destinati al sacco viola, ora sono considerati quel che sono: dei contenitori di plastica, quindi da gettare nel sacco giallo.

Assolutamente da non mettere nel sacco giallo invece giocattoli, canne dell’acqua, bacinelle, catini, tappetini antiscivolo e appendiabiti: tutti prodotti realizzati effettivamente di plastica ma che i consorzi non ricomprendono tra quelli ammessi.

Abbassa la virtuosità della città anche la presenza nei sacchi viola di carta, plastica e umido: un rischio che si corre soprattutto negli uffici dove la carta, rifiuto principale del luogo di lavoro, finisce fin troppo spesso nel sacco viola impedendone così il corretto riciclaggio e recupero.

I consigli sono però fondamentali soprattutto per la frazione "più ostica" (ma anche più pesante, e che quindi incide maggiormente sulla percentuale di raccolta differenziata): quella dell’umido.

Proprio su questa frazione è spesso necessario lavorare: perché a scoraggiare i cittadini per questa frazione sono gli orribili "effetti collaterali" che questa raccolta spesso si porta dietro, dagli insetti al cosiddetto (e schifosissimo) "brodo":«Tecnicamente, si chiama "percolato" e si forma in condizioni di eccessiva umidità – spiega Maria Luisa Venuta, esperta di progetti integrati di sostenibilità, varesina trapiantata a Brescia come consulente per l’Università Cattolica, nel gruppo di lavoro organizzato da A2a-Aprica Spa che ha sperimentato a Brescia il processo di riduzione dei rifiuti alla fonte all’interno del Piano Azione Riduzione Rifiuti di Regione Lombardia – Per evitare il più possibile questo inconveniente il consiglio è, contrariamente a quel che si farebbe, tenere i rifiuti umidi all’aria il più possibile: utilizzare secchi di raccolta aerati e non chiusi e non avere fretta di buttare le bucce subito nel secchio, ma attendere che si secchino un po’ nei piatti. Solo alla fine di questo processo di essicamento è il momento di buttare i rifiuti nei sacchetti aerati, se in Mater Bi meglio perchè è un materiale organico come il contenuto. Il risultato è un rifiuto meno umido, e perciò una minore probabilità che si formi il micidiale percolato, che potrebbe bucare il sacchetto».

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Pubblicato il 12 Luglio 2013
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