Evasione di Cutrì, per i Ris Nino fu ucciso dal fuoco amico
Ora lo stabilisce anche la perizia balistica depositata nei giorni scorsi. A sparare fu quasi certamente l'arma impugnata da Christian Lianza, mentre cercava di coprire la fuga dei due fratelli dal tribunale di Gallarate
Quella che era un’ipotesi investigativa ora si fa certezza, Nino Cutrì è stato ucciso dal fuoco amico e, più precisamente, da un colpo al collo sparato dall’arma impugnata da Christian Lianza, membro del commando che la mattina del 3 febbraio ha fatto evadere il detenuto Domenico Cutrì mentre stava uscendo dal tribunale di Gallarate, scortato dagli agenti della Polizia Penitenziaria, dopo un’udienza. A stabilirlo i risultati della perizia balistica del Ris di Parma, depositati in questi giorni presso gli uffici giudiziari di Busto Arsizio. Lianza quella mattina era in stato di ebrezza, aveva bevuto forte sin dal primo mattino e si era presentato col resto del gruppo completamente ubriaco.
Sembra ormai certo il quadro investigativo ricostruito sin dai primi istanti, dai carabinieri e dal sostituto procuratore Raffaella Zappatini. Dopo l’arresto di tutti i membri della banda (Daniele Cutrì, Luca Greco, Christian Lianza, Davide Cortesi, Aristotele Bhune, Danilo Grasso oltre a Carlotta Di Lauro e lo stesso Domenico Cutrì) il quadro si è delineato e così anche i ruoli. Bhune era il finto ostaggio che Daniele Cutrì e Luca Greco tenevano sotto tiro in cima alle scale per convincere gi agenti della Polpen a lasciare libero Mimmo, loro spruzzarono lo spray al peperoncino negli occhi degli stessi agenti di custodia con i quali ebbero una colluttazione. Nino avrebbe dovuto prendere in consegna il fratello liberato ma, in fondo alle scale nello slargo c’erano Lianza e Cortesi che sparavano all’impazzata per corprire la fuga. Uno di questi proiettili lo ha colpito al collo facendogli perdere subito molto sangue. Il piano, organizzato dallo stesso Nino nei giorni precedenti, finì con un fuggi generale e disordinato del gruppo. Fu Bhune a portare Nino sanguinante fino a casa della madre dei Cutrì dove da lì a poco esalerà l’ultimo respiro. Il resto è noto, l’enorme caccia all’uomo in diverse zone d’Italia e l’arresto di Domenico Cutrì nel covo di Inveruno.
A breve, dunque, il magistrato bustocco dovrebbe chiudere le indagini e formulare le richieste di rinvio a giudizio per la banda Cutrì. Per Lianza si prospetta una modifica del capo d’imputazione e, forse, anche per Mimmo che sembrerebbe essere stato all’oscuro del piano di evasione organizzato dal fratello.
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