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«Salvate il Centro Geofisico Prealpino»

Il governatore Roberto Maroni ha pubblicamente detto che la Provincia di Varese deve trovare i 150 mila euro che servono a garantire la sopravvivenza del centro voluto dal professor Furia

 «La Provincia di Varese dovrà trovare 150 mila euro da destinare al Centro geofisico Prealpino per evitare la chiusura».
Lo ha detto questa mattina il governatore della Lombardia Roberto Maroni a margine di una conferenza sul futuro del pronto soccorso di Varese.
E a questo punto è questione di giorni. Il Centro Geofisico Prealpino, l’ente fondato nel 1964 dal professore Salvatore Furia, è in grave sofferenza finanziaria. Il flusso di denaro che arrivava dalla Provincia di Varese e dal Comune si è interrotto alla fine dello scorso anno. E le ragioni sono sempre le stesse: i tagli del Governo alle Province e la crisi economica che ha investito il Paese e ricade sugli enti locali
«Noi siamo consapevoli di questo – spiega il presidente del Centro Geofisico Vanni Belli -. Ma non ci sono alternative: se non arrivano i soldi saremo costretti a licenziare i due dipendenti, due ricercatori che garantiscono l’attività del nostro osservatorio. Non possiamo certo pretendere che lavorino senza percepire uno stipendio. E quindi cesseremo l’attività».
I 150 mila euro chiesti dal governatore Maroni non saranno certo sufficienti: la provincia ne garantiva circa 180 mila all’anno e a questi si aggiungevano i 30 mila elargiti dal Comune di Varese, «ma anche quella cifra a noi basterebbe – commenta Vanni -. Proveremo a chiedere aiuti anche a chi da sempre ci versa piccole donazioni, quelle che fino ad oggi ci hanno consentito di vivere».
Maroni ha usato toni decisi «non più tardi di questa mattina mi è stato detto che entro la fine del mese Villa Recalcati dovrà trovare la cifra di circa 150 mila euro per evitare la chiusura dell’Osservatorio. Non è possibile che la Provincia non abbia questi soldi. Non esiste proprio, il Centro non può chiudere».
Maroni, che ha parlato anche nel momento ufficiale di incontro con la stampa delle minori risorse percepite dal governo di Roma, ha dimostrato tutto il suo interessamento nei confronti dell’istituto fondato da Savatore Furia: «Questo è il frutto della manovra di Renzi, ma non può finire in questo modo».
«Contiamo molto sull’interesse delle istituzioni locali e regionali – conclude il presidente Vanni -, da loro dipende il futuro nostro e della Società Schiaparelli. Attendiamo fiduciosi».

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 20 febbraio 2015
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