Accordo su Accam: “Spegnimento entro il 31 dicembre 2017”

Otto comuni hanno trovato un accordo sul futuro di Accam che sarà votato dall'assemblea dei soci venerdì 6 ottobre. Congelata per ora la fabbrica dei materiali

accam

Sei punti che segnano il destino dell’inceneritore sono quelli contenuti nel documento che, se dovesse passare nell’assemblea dei soci convocata per venerdì 6 novembre, sancirà lo spegnimento dei forni di Accam entro il 31 dicembre 2017. Il documento è stato preparato dai comuni presenti all’interno del tavolo del controllo analogo (Busto, Gallarate, Legnano, Vanzaghello, Cardano, Castellanza, Parabiago e Marnate) che, da soli, superano il 50% delle quote della società.

L’ITER DELLO SPEGNIMENTO – La fine del 2017 viene definita come “data improrogabile di spegnimento dell’impianto di incenerimento”. Questo significa che entro quel giorno dentro Accam non si dovrà più bruciare nulla ed essere avviato un iter per lo smaltimento degli impianti. In questo senso i soci chiedono che entro maggio 2016 si prepari un piano industriale per gestire questo travagliato periodo dando mandato al consiglio di amministrazione di cercare “di ottenere il miglior corrispettivo per il successivo realizzo degli impianti”.

IL DESTINO DEI RIFIUTI – Il documento chiede anche che tutti i soci della società sottoscrivano entro la fine del 2015 “nuovi contratti di servizio per lo smaltimento dell’indifferenziata che avranno durata biennale e una tariffa pari a quella attuale”. In questo modo verrebbe garantito ad Accam il rifornimento necessario di materia prima sia per mandare avanti l’impianto e sia per non creare un danno alla società, qualunque sarà il destino dei rifiuti. Questo documento, infatti, non prende decisioni sulla fabbrica dei materiali, il cui destino viene legato alla presentazione del piano industriale.

COSTI DELLO SPEGNIMENTO – I soci se da un lato si impegnano a non chiedere un abbassamento della tariffa, dall’alto chiedono che non vengano chieste ulteriori risorse. In questo senso la società dovrebbe andare a ridurre il capitale sociale -oggi a quota 24 milioni di euro- e queste risorse dovrebbero bastare per questa prima fase. In questo contesto si inseriscono anche la trattativa con il comune di Busto per la riconsegna e la bonifica dell’area oltre a quella con gli attuali gestori dell’impianto per ridurre le penali.

LAVORATORI – Nel documento si chiede anche di puntare “nella redazione dei piani industriali alla salvaguardia dei livelli occupazionali del personale di Accam”. In questo senso alcuni potrebbero essere riassorbiti dalla fusione tra le attuali società di raccolta dei rifiuti tra Agesp, Amga e Amsc.

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Marco Corso
marco.corso@varesenews.it

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Pubblicato il 04 Novembre 2015
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