Pennac: “Scrivo perché ho fame”

Lo scrittore francese ha ricevuto il Premio Chiara alla carriera. Il padre di Benjamin Malaussène, la quintessenza del melting pot europeo: "Scolleghiamoci dai giornali e riflettiamo: gli immigrati sono quelli che hanno creato la Francia di oggi"

Perché si scrive é la domanda che chiunque rivolgerebbe a uno scrittore. Se poi lo scrittore si chiama Daniel Pennac, allora quella domanda diventa quasi impossibile da evitare. «È come se mi chiedessi perché mangio. Scrivo perché ho fame» ha risposto Pennac.

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Fabio Gambaro, giornalista e amico dello scrittore, ha incassato la risposta in modo intelligente, svelando ai tantissimi presenti al Teatro Sociale di Luino che il Premio Chiara alla carriera non preannuncia alcun fine carriera . «Non preoccupatevi, sta lavorando a un nuovo romanzo» ha detto Gambaro.

Pennac a Luino ha dato prova della sua grande generosità, sia di uomo che di romanziere, anche se dice di non percepirsi socialmente come uno scrittore. «Mi sento tale – spiega Pennac – solo quando sono immerso nella scrittura. Sono un po’ come una balena che sta tutto il giorno sott’acqua a cibarsi di plancton, nel mio caso lessicale, e riemerge sputando fuori quello che non va, perché la balena ha un palato fine. Il che significa che dopo un’immersione scrivo quattro, cinque  righe».

Non recita il ruolo dell’intellettuale perché di fatto lo è. Il suo obiettivo è sempre stato uno solo: scrivere romanzi popolari, fin dai tempi in cui  l’intellighènzia diceva che il romanzo era morto. E i lettori, per la gioia della Feltrinelli, gli hanno dato ragione. «Nei miei romanzi c’è il mio stile» spiega lo scrittore. Pennac è uno che non spreca le parole, anzi, la scelta di ogni parola è frutto di tante immersioni. «Ci ho messo 5 anni per scrivere “Diario di un corpo”, il che significa che per quattro non ho scritto».

Pennac ha una visione del mondo e dell’Europa inclusiva e quella tenuta a Luino è stata anche una bella lezione di umanità. D’altronde come poteva il padre di Benjamin Malaussène, quintessenza del melting pot europeo, non aprire le frontiere ai siriani? «I rifugiati – ha concluso Pennac – non vengono visti come un insieme di individui ma come massa che dà un’immagine terrificante del problema. I media si rivolgono al nostro istinto di conservazione che è caratterizzato da due paure: la paura dell’altro e la paura del cambiamento. Scolleghiamoci dai giornali e riflettiamo: gli immigrati sono quelli che hanno creato la Francia di oggi. Quella di domani sarà fatta dai siriani. Diamoci una bella calmata».

di michele.mancino@varesenews.it
Pubblicato il 01 novembre 2015
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