Il palazzo scomparso dei Griffi, spunta una finestra del 400

Dimora quattrocentesca, era il più bel palazzo di Varese. Fu distrutto nel 1867 per realizzare Piazza Mercato. Rimase solo una finestra: l'abbiamo ritrovata

Palazzo Griffi

Uno dei più grandi scempi urbanistici mai fatti a Varese fu la demolizione di un meraviglioso palazzo del quattrocento. Lo distrussero dopo l’unità d’Italia, per realizzare la piazza d’armi, o piazza del mercato, oggi Piazza Repubblica. Pochi giorni fa, nell’archivio comunale, ho visto una foto di quel palazzo. Meraviglioso. Sembrava il cortile del Filarete, quello dell’università statale di Milano”. (La foto è tratta dal libro “Carissimi nonni di Silvano Colombo, Lativa Editore).

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Inizia così, una mattina, durante una chiacchierata con il sindaco Attilio Fontana, una piccola ricerca che ci ha portato fino alle cantine del museo archeologico di Villa Mirabello, dove giovedì scorso abbiamo trovato tutto quello che rimane di quel grandioso e meraviglioso palazzo.

Ma andiamo con ordine. Nello scatto effettuato a metà dell’Ottocento si notano le case di una Varese antica e popolare, ma anche un loggiato con finestre gotiche che ricorda proprio i palazzi rinascimentali. Era Palazzo Griffi e in quel punto non era ancora stata realizzata né la caserma e nemmeno la grande piazza mercato, oggi piazza Repubblica. Fu ricavata nel 1867, su decisione delle autorità che vollero dotare Varese, città di confine, di una caserma più grande e di una piazza d’armi. La decisione di distruggere Palazzo Griffi viene definita, da tutti gli storici, assurda e incredibile. Già, ma chi le decide queste cose? Sembra che anche la storia abbia sempre i suoi cultori del brutto e del cattivo gusto, e che i cementificatori, o i demolitori, in tutte le epoche, non manchino mai.

In diversi testi si possono leggere i bandi per la demolizione del palazzo e il successivo affidamento delle opere per dotare di piante ornamentali la piazza.

Il palazzo antico fu costruito nel 1400 e dintorni da Ambrogio Griffi, di nobile famiglia milanese. Aveva delle alte finestrone in cotto modellate finemente e un cortile a portici. Alcuni cronachisti delle epoche successive lo definiscono come il più bel palazzo di Varese. Una stampa del 1820 (autore Lose) lo mostra da un’altra visuale, e diverse relazioni affermano che si tratti dello stesso palazzo.

Palazzo Griffi

(Il palazzo è l’ultimo sulla destra, raffigurato solo parzialmente)

Ovunque lo si guardi, era un pezzo unico e meraviglioso. Ambrogio Griffi era un bel tipo, fece anche realizzare tra le altre cose un collegio per gli universitari varesini a Pavia, alla fine del Quattrocento, quando ancora l’America non esisteva e in Lombardia già c’erano gli studenti di medicina!

Nel corso di almeno due secoli Palazzo Griffi se la passò benone. Intorno vi erano campi e frutteti, e altre dimore di famiglie benestanti. Il palazzo passò di proprietà tra alcune famiglie importanti. Nel 1734 fu adattato a convento dai frati gerolimini, ordine però soppresso nel 1771. Francesco III D’Este duca di Varese, chiese di istallarvi il primo teatro ducale e fece cedere il palazzo all’ospedale dei poveri, ma non è chiaro se fu costruito un nuovo edificio nei pressi o vennero proprio usati i locali del palazzo. Su questo gli storici non hanno un’opinione unanime. Lo acquistò il comune nel 1792, e lo trasformò in caserma perché il borgo non aveva un presidio militare adeguato. Vi si installò un austriaco con i baffoni biondi, il barone Von Giuseppe De Sternegg. Secondo la relazione dell’architetto Luciano Marè, scritta per il concorso di idee della odierna piazza e del nuovo teatro, fu usato come caserma per le truppe e ribattezzato “Il Quartiere” fino alla sua sconsiderata demolizione nel 1867 per aprire la piazza d’armi.

Fin qui la storia, ma la leggenda aggiunge un particolare. E cioè che le meravigliose finestre in cotto lombardo del palazzo fossero ammirate da tutti i varesini e che un conte, forse Taccioli o ancora Litta Modignani, fosse riuscito a salvare una finestra e a farsela incastonare nel muro della cappella di Villa Mirabello, oggi sede dei musei civici di Varese. La storia era nota, ma nessuno la ricordava con precisione.

Girando per la villa Mirabello, né all’esterno e nemmeno all’interno si può vedere una finestra in cotto gotico lombardo, e nessuno sembrava spiegarsi se quella leggenda fosse vera o meno. Ci siamo rivolti alla coordinatrice dei musei civici, la professoressa Serena Contini, una storica medievale di valore: ricordava la vicenda, ma la finestra, la finestra…dov’è finita la finestra? Qualche ricerca nei magazzini ed ecco svelato il mistero. La finestra c’é ancora. Fino agli anni Settanta era davvero attaccata a un muro della villa, nella ex cappella religiosa: la si può vedere in questa immagine di un testo che la stessa professoressa Contini ha consultato la settimana scorsa, scritto dal Bescapé.

Palazzo Griffi

(dal libro “Palazzi storici di Varese” di Giacomo Bescapé. Bramante editrice, 1963)

La finestra era effettivamente stata attaccata a un muro della Villa Mirabello – spiega la dottoressa Contini – ma successivamente venne staccata e conservata in un magazzino comunale, catalogata e numerata, divisa in formelle. E’ parte delle nostre collezioni, in cerca di una futura collocazione migliore e con una adeguata contestualizzazione”.

Poco dopo, siamo scesi nelle cantine della Villa Mirabello, un locale probabilmente utilizzato un tempo per i generi alimentari e i vini.

Palazzo Griffi

(Le casse in cui è stata conservata l’antica bifora)

Ci sono apparse una serie di casse di legno chiaro, accatastate ordinatamente in una parete. Abbiamo scoperto un telo e sono sbucate le prime formelle in cotto del quattrocento della finestra di Palazzo Griffi, cesellate con ornamenti floreali e una pietra molto pesante al tatto.

Palazzo Griffi

(Una delle formelle in cui è divisa la finestra Griffi)

Pietre del Quattrocento, in parte senza colorazione rossa, ma così belle da farti venire un brivido lungo la schiena. Se chi progetta le città si ricordasse che il bello aiuta a vivere meglio, forse non avremmo perso questo pezzo di storia. Ma ora che abbiamo ritrovato quel che resta di Palazzo Griffi, ben catalogato e conservato con amore, ci chiediamo: ma deve proprio restare in magazzino questa finestra del Quattrocento? Varese che compie 200 anni non meriterebbe che Palazzo Griffi ritornasse ai varesini? Giriamo la domanda a chi di dovere.

di roberto.rotondo@varesenews.it
Pubblicato il 23 maggio 2016
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