I paradossi della politica

Le nuovi indagini della Magistratura hanno messo in evidenza pesanti ed illeciti intrecci tra affari e politica. Gli schieramenti si rinfacciano le responsabilità del passato senza dimostrare una vera volontà di cambiamento

varese palazzo estense

La Magistratura e la Guardia di Finanza hanno lavorato in silenzio per mesi. Nell’ultima settimana abbiamo scoperto alcuni dei contenuti delle indagini che riguardano imprenditori e politici.

Inchieste scottanti con capi di imputazione pesanti come macigni che evidenzierebbero un intreccio tra affari e politica con il coinvolgimento di istituzioni sociali importanti come il Molina e la Fondazione comunitaria del Varesotto attraverso il suo presidente Luca Galli.

La questione giudiziaria farà il suo corso e ci vorrà tempo per sapere quale sarà la loro verità. Intanto però tutta la vicenda sta avendo ripercussioni serie in città. In questi giorni ci sono state tante prese di posizioni con una rincorsa da parte di tutti nell’addossare la responsabilità ad altri.

Non è una novità perché siamo abituati al fatto che “la colpa è sempre di chi c’era prima”. Certo che ora con una comunicazione diffusa le diverse parti mettono subito in campo il proprio schieramento scatenando ogni genere di polemica.

È curioso vedere che si entra molto poco nel merito, complice anche il fatto che le storie sono molto ingarbugliate e complesse. Intanto però ci si accusa solo sul piano politico.

IL PASSATO

Tutte le persone coinvolte nell’inchiesta arrivano da un passato più o meno recente. Alcuni avevano avuto anche qualche guaio con la giustizia addirittura ai tempi di “Mani pulite” 25 anni fa.

In ogni caso tutto ha origine nell’ottobre del 2014 quando l’allora sindaco Attilio Fontana, dietro le forti pressioni di pezzi della politica, cacciò il Nuovo Centro Destra dalla Giunta e nominò suo vice Mauro Morello. Nello steso periodo iniziò una fibrillazione non prevista per il rinnovo, fino a quel momento certo, di Guido Ermolli alla presidenza del Molina. Le cose non andarono così e nel febbraio del 2015 venne nominato Christian Campiotti. Allora scrivevamo: “si chiude finalmente la telenovela politica dell’inverno, ovvero le nomine ai vertici della Fondazione Molina, la casa di riposo di Varese. Si tratta di cariche non retribuite, ma comunque di grande prestigio e che riguardano un’istituzione che impegna molti dipendenti, ha tanti utenti e dispone di un corposo patrimonio”. Nel CdA dell’ente andarono due leghisti doc di vecchia data e un forzista già impegnato e molto conosciuto in città.

Come andarono le cose le potete leggere qui perché ora si farebbe troppo lunga.

A quei tempi due consiglieri attuali del Carroccio, Piatti e Binelli, erano assessori e dovettero ingoiare brutti rospi per accettare quello che stava succedendo in città. Oggi si comprende meglio che razza di paradosso stia vivendo la politica. Si parla tanto di cambiamento, ma pezzi importanti del passato sono ben annidati dentro la nuova esperienza di governo.

È chiaro quindi che le responsabilità del passato, compresa la guida della Fondazione comunitaria del Varesotto, sono da imputare al centro destra guidato da Lega e Forza Italia. Peccato però che i due esponenti politici che allora presero posti rilevanti siano entrambi tra i fondatori dei Bavaresi prima e di Lega civica dopo.

Gran cerimoniere di tutta questa operazione fu Lorenzo Airoldi che, per sua stessa ammissione, è stato lo stratega della campagna elettorale della formazione civica formata da Campiotti, Morello, Ermolli e altri.

IL PASSATO PROSSIMO

Dopo 23 anni di dominio leghista, un anno fa ci fu la vittoria del centro sinistra aperto ad esperienze civiche. Un risultato ottenuto però con l’appoggio diretto di Lega civica che, dopo aver incassato un secco no da parte del candidato del centro destra, al ballottaggio appoggiò Davide Galimberti. L’attuale sindaco ha sempre negato un accordo elettorale, che di fatto però ci fu, e le scelte messe in campo dall’amministrazione subito dopo la vittoria sono lì da vedere. Ad esponenti di Lega civica sono andati la presidenza del consiglio comunale (retribuita) e quelle delle due municipalizzate di proprietà comunale, Aspem reti e Avt. Oggi non è dato sapere cosa altro preveda quel patto, ma certo la presenza di Ermolli nella commissione urbanistica può essere un indizio non indifferente.

Tutto il “peccato originale” dell’attuale amministrazione nasce da lì. Niente di scandaloso perché in politica ci sta benissimo fare accordi, ma allora tirare in ballo in continuazione il passato non aiuta certo a capire il presente e a lavorare con serenità per il futuro.

IL MOLINA E IL FUTURO DELLA CITTA’

Quello che stupisce di quello che sta accadendo è il fatto che non assistiamo a un vero dibattito sul futuro del Molina e della città. Ci si rinfaccia le responsabilità senza cercare di aprire un vero confronto. La fondazione che gestisce la più importante struttura sociale di Varese ha un grande problema di governance, ma a parte chi, come Fabrizio Mirabelli ha sempre chiesto con trasparenza di cambiare le regole, a tutti gli altri pare non interessi.

La commistione tra affari, politica e istituzioni si è sempre rivelato un cancro per la democrazia. In Italia abbiamo la fortuna che poi intervengono altri poteri, vedi la Magistratura, ma la storia dovrebbe insegnarci che con la repressione non si costruisce niente. È necessaria una vera azione politica trasparente e coraggiosa. Solo così potremo costruire nuovi e seri successi di cui beneficeranno tutti e che miglioreranno la vita dei cittadini.

di marco@varesenews.it
Pubblicato il 24 giugno 2017
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