“I rapporti tra ospedale e scuola di medicina sono ai minimi storici”

Intervento di Carlo Ballerio, già Direttore Amministrativo dell’Ospedale di Circolo e Fondazione Macchi di Varese

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Egregio Direttore,

mi permetto di ricordare che illustri figure varesine di un recente passato, che hanno dimostrato un’appassionata attenzione a Varese e al suo Ospedale, si sono adoperate per avere una presenza universitaria a Varese, a partire dall’allora Facoltà di Medicina (oggi Scuola di Medicina) per riqualificare innanzitutto l’Ospedale.

L’operazione ha avuto successo con l’Università di Pavia, dalla quale sono arrivati clinici e docenti, che si sono rivelati veri capi-scuola e che per anni hanno fatto si che l’Ospedale di Varese “aprisse le finestre sul mondo, e non sul cortile” (l’espressione è del compianto Dott. Salvatore), attirando sulla Facoltà varesina l’interesse di altri Accademici di valore.

Oggi i rapporti fra Scuola di Medicina e Ospedale sono ai minimi termini, se non meramente strumentali. E’ il segnale evidente che ciascuna delle parti, a differenza di un recente passato di cui sono stato testimone diretto, ha perso la capacità di fare progetti di medio periodo e di porsi obiettivi qualificanti da portare al tavolo negoziale, nel reciproco interesse a collaborare per far si che a Varese vi sia un “grande” e non solo un “grosso”, oggi neanche più tanto, Ospedale. 

Ci perde l’Ospedale, che peraltro ostenta indifferenza di fronte al migrare verso altri lidi di figure di rilievo, ma anche la Scuola di Medicina, che ha perso la sua capacità di attrazione e che si ritrova oggi per di più gravata da divisioni interne che non le consentono di esprimere una guida autorevole, e non solo routinaria.

Si è così pressoché azzerato e vanificato l’impegno profuso dalle precedenti Direzioni ospedaliere e delle coeve Autorità accademiche , che potevano anche contare sull’appoggio fattivo e sull’unità d’intenti di dirigenti e medici ospedalieri di alto profilo, che ho già avuto modo di ricordare.

Sul versante universitario c’è poi un ulteriore problema che dovrebbe suscitare maggiore attenzione da parte delle istituzioni civiche e sanitarie locali, oltre che della politica varesina. All’Università dell’Insubria è stata concessa un’ampia possibilità di espansione sul polo di Varese, senza però richiedere e ottenere contropartite qualificanti. Non bisogna dimenticare che l’Ateneo è bicefalo fra Varese e Como, due città in secolare concorrenza fra di loro e con interessi spesso divergenti. Può capitare allora, ed è capitato, che un rettorato di derivazione comasca non confermi più di fatto Varese e il suo Ospedale come polo di riferimento e sviluppo dell’area medico-chirurgica universitaria, favorendo di contro aperture sull’Ospedale di Como, dove si è manifestato un maggiore interesse rispetto a quello della Direzione ospedaliera varesina.

Sia chiaro, una simile operazione potrebbe anche starci, se vista come naturale espansione del polo varesino, in conformità a quanto auspicato e voluto dai Padri Fondatori, ma non in alternativa e in concorrenza con questo.

Carlo Ballerio
già Direttore Amministrativo dell’Ospedale di Circolo e Fondazione Macchi di Varese

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Pubblicato il 29 marzo 2018
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