Colf e badanti straniere, un’app per comunicare senza ostacoli

Non conoscere bene l'italiano può essere, per chi assiste un anziano o un malato, un grave problema. Ma la tecnologia può aiutare a superarlo

badanti

Secondo dati Inps del 2017 erano 10.768 i lavoratori domestici in provincia di Varese, di questi ben 8.132 erano stranieri. Non è certo una novità che in Italia molti anziani vengano accuditi da badanti straniere, ma forse solo chi vive in prima persona questa esperienza sa quanto sia difficile affidare un parente a qualcuno che non conosce la nostra lingua.

A.ge.vol.a. nasce proprio con l’obiettivo di aiutare le badanti a comunicare in modo più efficace con gli anziani e gli invalidi, ma anche con le loro famiglie, i medici e le istituzioni. Attraverso un portale web o una comoda app gli assistenti stranieri potranno consultare in qualsiasi momento un dizionario multilingue completo dei termini tecnici necessari per la loro professione, trovare informazioni utili riguardo alle procedure da seguire in caso di emergenza, ma anche consigli sull’assistenza e i contatti delle istituzioni a cui rivolgersi in caso di necessità.

Il progetto, vincitore nel 2017 del bando fondazione Cariplo, è nato dalla collaborazione tra l’Università degli studi dell’Insubria e l’Università degli studi di Milano. «Assieme alla dottoressa Grego abbiamo scritto il progetto in una ventina di giorni – ha raccontato Alessandra Vicentini, docente di Lingua inglese all’Università degli studi dell’Insubria -, ma A.ge.vol.a ha alle spalle almeno dieci anni di studio».

«L’assistenza a domicilio costa poco allo stato e permette all’anziano di mantenere il più possibile le proprie abitudini – ha detto Roberto Molinari, assessore alle politiche sociali del comune di Varese -. Purtroppo, il livello di irregolarità in questo settore è molto alto». Molte badanti lavorano in nero e secondo l’assessore alcune di loro faticano a comprendere i contratti proprio perché non conoscono l’italiano. «Esistono ancora grandi lacune nell’assistenza degli anziani – ha concluso Molinari – dovrebbe essere compito dello stato fornire servizi per facilitare la comprensione delle lingue in questo settore».

«Spesso si pensa che i bandi universitari competitivi siano appannaggio esclusivo delle discipline scientifiche, il progetto che sta nascendo dimostra che questo non è vero – ha commentato il rettore dell’Università dell’Insubria Alberto Coen Porisini -. Per una società veramente rivolta al futuro è necessario che la scienza sia sempre affiancata dalla cultura».

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Pubblicato il 18 ottobre 2018
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