Sergio Rizzo e l’inquietante previsione sull’Italia

A Duemilalibri il vice-direttore di Repubblica ha immaginato uno scenario catastrofico

Arte - Mostre

”Uscire dall’Euro significa uscire dall’Europa; e farlo sarebbe un disastro”. Comincia con una frase secca, che non lascia indugi, la presentazione di Sergio Rizzo al teatro Condominio del suo nuovo libro. Il vice-direttore di Repubblica ha immaginato uno scenario catastrofico – neanche troppo distante dal prossimo possibile futuro – nel suo romanzo distopico. Il titolo non lascia spazio a interpretazioni né possibili colpi di scena: “02.02.2020: La notte che uscimmo dall’Euro” (Feltrinelli).

Se va detto che Rizzo ha scritto e ultimato il libro ormai da tempo (quando ancora non si era insediato il nuovo governo), va constatato che gli elementi di similitudine con l’attualità di questi ultimi giorni sono parecchi. Se nel libro il partito che si insedia è il PSI, il Partito Sovranista Italiano, con percentuali che superano il 70%, le due anime del governo attuale non si discostano molto. “Quello che già oggi appare come una premonizione è la tendenza a voler nazionalizzare le aziende e i beni italiani, soprattutto dalla parte pentastellata”, afferma Rizzo. “Già adesso leggiamo dichiarazioni sulla nazionalizzazione di Alitalia, sentiamo parlare di acqua pubblica, della creazione di 150 nuove imprese pubbliche. È quello che fece Mussolini negli anni Trenta per contrastare la crisi del ’29. Se allora poteva avere un senso, adesso sarebbe improponibile: ma in un’ottica di uscita dall’Euro e dall’Unione sarebbe la soluzione inevitabile”.

Ma cosa accadrebbe, realmente, se l’Italia dovesse uscire dall’Euro? “Uscire dall’Euro significa uscire dall’Unione. E, se già la Gran Bretagna sta avendo delle gravi conseguenze, la nostra uscita renderebbe la Brexit una barzelletta. Vorrebbe dire cambiare valuta con 2300 miliardi di debito pubblico. E come lo pagheremmo, dato che tutti i proprietari del nostro debito, i tanto citati mercati, lo hanno comprato in Euro?”.

Il libro è, come l’ha definito lo stesso autore, un gioco. Ma se diamo uno sguardo al passato e al presente, la finzione non si distacca molto dalla realtà. In questi anni abbiamo visto e sentito più volte una propaganda dichiaratamente anti-Euro, e uno dei due partiti di maggioranza ha persino raccolto le firme per un referendum. “Non ci dobbiamo stupire se i mercati e la Commissione Europea sono scettici sulle nostre mosse. All’estero, le parole recenti di Conte che garantiscono la permanenza dell’Italia nell’Eurozona e nell’Unione non hanno una grande presa, e lo spread infatti non diminuisce”.

Il giornalista di Repubblica non si è risparmiato un giudizio del governo – quello vero – non particolarmente benevolo: “Noto una mancanza assoluta di esperienza per l’importante onere di cui si sono fatti carico, e per il quale sono stati votati in massa. Quella che stiamo vivendo è una situazione inedita; abbiamo un Presidente del Consiglio che è uno stimato professionista, ma è un professore universitario alle dipendenze di due studenti, uno fuori corso e l’altro che ha già rinunciato”. Infine un giudizio sulla legge di Bilancio (che proprio oggi è stata bocciata dalla Commissione Europea): “Per quanto nutra seri dubbi sul Reddito di Cittadinanza e sulla riforma della Fornero, sono scelte rispettabili e che i cittadini hanno richiesto alle elezioni. Ma non si può finanziare tutto in deficit. Il deficit non è un deposito da cui estrarre i soldi a piacimento; fare così significa mettere sulle spalle dei nostri figli, ma anche sulle nostre, un onere pesantissimo, oltre ad aprire la strada a una procedura d’infrazione da parte dell’Unione e un possibile ennesimo rialzo dello spread”.

Questo articolo rientra nel progetto del Social Team di [OC] Officina Contemporanea, la rete per la cultura a Gallarate
Marco Caccianiga

di
Pubblicato il 24 ottobre 2018
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