Il sindaco: “Nessuno spazio all’illegalità”

Nove anni dopo i "bad boys", torna in primo piano la presenza della criminalità organizzata. La risposta passa anche dalla cura degli spazi, come il parco che era diventato luogo di spaccio

Lonate Pozzolo

Il rumore degli elicotteri, i posti di blocco dei carabinieri che “cinturavano” le strade in uscita dal paese. Già alle 6 del mattino in tanti, a Lonate Pozzolo, si sono resi conto che stava succedendo qualcosa di grosso: perché – per quanto non a tutti piaccia sentirlo dire – Lonate non è un posto come gli altri e qui il sospetto, il timore della presenza della criminalità organizzata c’è sempre, c’è sempre stata. Come c’è sempre stata la speranza in un riscatto, a partire proprio dalla reazione delle istituzioni, già vista in passato.

«Questa mattina il pensiero è andato al 23 aprile del 2009,  penso che tanti abbiano avuto la stessa impressione» sintetizza il sindaco Nadia Rosa. Che cita la data dell’operazione Bad Boys, il giorno in cui – nove anni fa – scattarono le manette ai polsi di decine di persone, tra Lonate Pozzolo, Legnano e Cirò Marina, il paese in cui ha la sua base la cosca di ndrangheta che ha messo radici al nord.

Nove anni dopo molti degli arrestati del 2009 hanno già espiato la loro pena, sono tornati cittadini liberi. A Legnano – l’altro “polo” del locale di ndrangheta, la “filiale” al Nord – il tema era appena ritornato alla ribalta, rendendo concreti i fantasmi del decennio degli anni zero. E così anche a Lonate Pozzolo, dove – quasi a rimarcare un marchio – è tornato alla ribalta il nome dell’Atlantic, il locale a due passi dal municipio e dalle scuole e dal più centrale parco cittadino. Locale finito – a questo giro – a dare persino il nome all’operazione dei carabinieri e della Procura di Busto (fino a febbraio era in gestione a Salvatore De Castro, arrestato, da febbraio 2018 ha cambiato gestione ma ora è chiuso). Mentre poco più in là, a Ferno, uno dei luoghi di spaccio era un parcheggio a lunga sosta, di quelli attivi che proliferano intorno a Malpensa.

Lonate Pozzolo
Il sindaco Nadia Rosa, il giorno dopo la sua nomina, a giugno 2018

La nuova inchiesta gira intorno a un giro di cocaina, pusher italiani. Spunta anche un punto di spaccio che quasi sa di controllo del territorio: secondo l’accusa, la coca veniva smerciata dalla famiglia Torquitto al chiosco del Parco San Raphael, parco comunale nel bel mezzo della periferia di villette, a trecento metri dall’oratorio del paese.

Il punto di ristoro all’interno del parco è oggi chiuso, già da mesi. «Il chiosco non era già più in uso alla persona coinvolta, quando la nostra amministrazione è entra in carica» premette il sindaco Rosa. In questo caso non c’entra lo spaccio, i motivi sono ben più banali: «C’erano già stati problemi nella riscossione dell’affitto dello spazio in concessione». È successo qualche mese fa, quando il Comune – affidato allora al Commissario prefettizio, dopo l’arresto dell’ex sindaco Rivolta (per altre vicende) – aveva interrotto il contratto.

Il Comune oggi rivendica invece il percorso già avviato, anche su questo luogo che oggi è diventato simbolico: «Abbiamo preso in mano la questione della gestione attraverso una manifestazione d’interesse per affidarlo a una cooperativa di tipo B (orientate all’inserimento lavorativo di persone svantaggiate), per ridare dignità allo spazio: arriveremo a breve al bando pubblico. Al di là della gestione, oggi vogliamo amministrare in modo che ci sia la massima trasparenza, una garanzia di un Comune pulito. Non solo dentro al Comune, perché vogliamo lavorare sulla legalità, anche attraverso la Consulta comunale, per evitare terreno che ci sia un fertile: l’attenzione deve essere diffusa e anche popolazione deve farsi parte attiva, contro ogni omertà».

Certo Nadia Rosa, sindaco da tre mesi o poco più, rimarca anche oggi che «la maggioranza della comunità lonatese è sana, non ci piace essere associati a queste vicende». Ma nota anche che «a volte ci si concentra più altre cose, mettendo in secondo piano l’illegalità. Mentre bisognerebbe concentrarsi per rendere il paese invivibile per chi invece vive sulla illegalità».

Quanto alla reazione della comunità, in paese c’è stato chi ha accolto con entusiasmo – sui social, ad esempio – la nuova operazione. Ma non è mancata anche qualche polemica, su un tema che può apparire paradossale: anche sui social c’è chi è più preoccupato dalla presenza di stranieri (anche richiedenti asilo, che pure sono più controllati) che non la criminalità organizzata. È una questione di percezione, di preoccupazioni di segno diverso, che però va registrata.

 

di roberto.morandi@varesenews.it
Pubblicato il 15 ottobre 2018
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