Boccia alla Liuc: “Dobbiamo costruire un Paese che non cavalchi le ansie e le colpe”

All'ateneo di Castellanza è intervenuto per l'inaugurazione dell'anno accademico il presidente di Confindustria Vincenzo Boccia. In prima fila il ministro dell'Istruzione, università e ricerca Marco Bussetti

Il presidente della Liuc Michele Graglia e il presidente di Confindustria Vincenzo Boccia alla fine del loro intervento si sono abbracciati, dopo essersi passati più volte il testimone, durante le rispettive prolusioni, con una sincronia perfetta. Proprio come accade in una staffetta. «Nemmeno ci fossimo messi d’accordo. Ora sarò costretto a portare con me ogni volta Michele» ha detto sorridendo Boccia. Il tutto sotto gli occhi del ministro dell’Istruzione, dell’università e della ricerca, Marco Bussetti, che ha abbandonato anzitempo l’aula Bussolati per altri impegni.

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La sintonia è sulla consapevolezza che in Italia c’è uno scarto evidente tra le parole agitate della politica e la realtà del Paese. «Troppo spesso sento posizioni incerte tra il valore anche sociale dell’impresa e le decisioni che ne regolamentano il vivere quotidiano, tra l’importanza delle grandi opere di sviluppo e l’incertezza della loro realizzazione» ha detto Graglia. Una schizofrenia inaccettabile per un imprenditore a capo di un’università privata, fondata da imprenditori, che ha deciso di concentrarsi su quello che chiede il mercato: scuole di economia e management e ingegneria industriale.

Ciò che chiede il mercato, in questo momento, sembra non collimare con quanto dice di volere la politica, a parole sempre più vicina ai cittadini e nei fatti sempre più distante dalle imprese. Secondo il presidente della Liuc, non solo la retorica non aiuta a risolvere i problemi, ma «sostenere le fasce di popolazione maggiormente in difficoltà» è una responsabilità di tutti e «non può essere solo una iniziativa  di una parte politica, qualunque essa sia, uno slogan per il consenso sicuro».

In attesa di abolire l’ermellino, il rettore Federico Visconti ha illustrato i tre pilastri che stanno alla base dell’offerta didattica dell’ateneo di Castellanza, evocando, per giustificare la scelta di eliminare il corso di laurea in giurisprudenza, lo scacchista Garry Kasparov e la coerenza delle singole mosse con un piano generale. La strategia sembra azzeccata, considerato che l’anno accademico è iniziato con un aumento delle immatricolazioni del 20% rispetto al 2017/2018. «Cambiano i modelli di apprendimento e i modelli didattici devono evolvere  – ha sottolineato Visconti – A settembre è stato avviato il progetto learning and teaching hub con l’obbiettivo di costruire un sistema socio-tecnico a supporto dell’innovazione didattica».

La Liuc gode di buona salute anche sul versante internazionalizzazione. Crescono gli studenti che hanno beneficiato dei programmi Erasmus, Exchange e doppio titolo, così come gli studenti incoming. Buone notizie anche sul versante finanziamenti pubblici per la ricerca tramite bandi competitivi. «Dei sette progetti per finanziamenti europei interreg – ha spiegato Visconti – quattro sono stati finanziati per un totale di 900 mila euro».

A due anni dalla sua nascita, la Liuc Business School ha in portafoglio 25 corsi, tra cui l’innovativo executive program l‘eandustry 4.0, che fonde lean manufacturing e indutria 4.0,  un MBA internazionale il partnership con Ieseg, scuola di management di Parigi, un master “digital metamorphosis” e “Next innovation” in partnership con Como Next.

La Liuc presidia in modo strategico le relazioni con molti attori a partire dalla scuola secondaria superiore alle università straniere –130 accordi con atenei distribuiti in 50 paesi -, dai cosiddetti donors, che sostengono la mobilità sociale degli studenti, alla comunità dei laureati, dalle istituzioni alle imprese. Così come è necessario coltivare le forze trainanti che alimentano quotidianamente la vita dell’ateneo.

Raffaella Manzini, professore di Ingegneria economico gestionale e pro rettore alla ricerca della Liuc e Chiara Mauri, ordinario di economia e gestione delle imprese dell’università della Valle d’Aosta, hanno parlato di innovazione e marketing, due “capolavori da valorizzare”. Manzini ha  spiegato quanto nell’innovazione siano importanti il capitale umano, la pianificazione e la propensione al rischio. Utilizzando la metafora dell’opera d’arte,  Chiara Mauri ha esortato a «togliere la polvere dai quadri, a metterci una buona cornice e a portarli sul mercato».

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Pubblicato il 12 novembre 2018
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