Il sogno di un’Europa migliore premia il professor Edoardo Zin
La medaglia d'oro al merito europeo, che tutti gli anni viene attribuita a coloro che si sono distinti per il loro impegno nei confronti dell’Unione, verrà conferita quest’anno a un insegnante di Casciag
Il professore Edoardo Zin riceverà (il prossimo 30 novembre a Bruxelles) la medaglia d’oro al merito europeo “a testimonianza del suo impegno civile e della sua attività nel settore dell’educazione, della pubblicistica e degli studi su Robert Schuman, per l’unione dei popoli d’Europa, nella libertà e nella fratellanza”.
Lo scopo della fondazione al merito europeo è quello di conferire dei riconoscimenti a coloro che hanno dato un contributo significativo agli obiettivi della fondazione, oltre ai loro risultati professionali.
In passato le medaglie sono state assegnate a personaggi illustri: tra gli altri, ai presidenti del Parlamento Europeo Simone Veil, Gert Pottering, Klaus Hansch, al primo ministro polacco Tadeus Mazowiec, al belga Wilfried Martens, ai lussemburghesi Pierre Werner, Gustave Thorn, Jacques Santer e Jean-Claude Juncker, al ministro tedesco Hans-Dietrich Genscher, al presidente del consiglio europeo Herman Van Rompuy, al presidente della commissione europea Josè Barroso, alla deputata europea e commissaria lussemburghese Viviana Reding, al già presidente della BEI Philippe Maystadt e al ministro italiano degli affari esteri Enzo Moavero Milanesi.
Un riconoscimento importante per il professor Zin, dunque. Lo abbiamo intervistato per conoscerlo meglio.
Lei ha ricevuto un premio importante al pari di grandi personaggi europei. Qual è il suo rapporto con l’Europa?
«Quest’anno, per richiamare il valore della partecipazione dei cittadini, il consiglio di amministrazione ha deciso di conferirmi questo titolo. Ho sempre dato importanza allo spirito europeo e alla fratellanza dei popoli e questo si è riversato anche nella mia attività di educatore, che ho svolto per 32 anni presso le scuole europee di Mol, del Lussemburgo e di Varese».
Cosa crede abbia portato a distinguere il suo impegno e a premiarla con un riconoscimento di tale portata?
«Sono membro e vicepresidente dell’istituto “San Benedetto” dedicato a Robert Schuman, uno dei padri fondatori dell’Unione Europea, grazie al quale ho potuto diffondere pensieri, opere, pubblicazioni e articoli. Lo scorso anno ho tradotto “Pour l’Europe” dello stesso Schuman e mi sto dedicando a tradurre tutti i suoi discorsi».
Il suo impegno per la causa ha radici profonde. Come ha sviluppato questo interesse?
«Nel ’50, quando trasmisero il discorso di Schuman in radio, avevo dieci anni. Ricordo che mio padre ammirò particolarmente le sue parole perché segnavano concretamente la fine delle guerre. Anche mia madre era contenta perché non avrebbe visto suo figlio arruolarsi. Al liceo il mio interesse per l’argomento incrementò nel momento in cui il mio prof di filosofia mi invitò alla trasmissione sulla firma dei trattati di Roma e successivamente mi sono unito al movimento federalista e ho cominciato a girare l’Europa in autostop».
In un momento di criticità per l’Europa, questo premio non può non farci pensare alle opinioni odierne e alle prospettive future. In tal senso, qual è il suo pensiero sulle critiche e sull’andamento dell’Unione?
«Questa Europa non mi piace perché manca di un’anima. Capisco le critiche che vengono mosse poiché questa non deve basarsi solo un grande mercato comandato dalla finanza e dalla tecnocrazia. Sono consapevole del fatto che distruggere il mondo globale sarebbe un disastro, ma se analizziamo l’Europa di oggi ci possiamo rendere conto che non è unita, ma unificata. Dovrebbe guardare invece al benessere, quindi alla cultura e alla socialità, e ritornare a perseguire gli obiettivi originari di solidarietà, soprannazionalità e prosperità».
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