Che fine ha fatto il Programma di Sviluppo Rurale di Regione Lombardia?

Una riflessione a tutto campo sulla questione dei fondi europei destinati all'agricoltura

agricoltura 4.0

Gentile redazione,

Il Programma di Sviluppo Rurale (PSR) rappresenta il secondo pilastro della Politica Agricola Comune (PAC), quella parte della politica dell’Unione Europea che si occupa dell’agricoltura con tutti i suoi risvolti socio-economico-territoriali e che consiste in una serie di norme e meccanismi che regolano, la produzione, gli scambi e la lavorazione dei prodotti agricoli e promuove lo sviluppo rurale.

La PAC, nei decenni, si è modificata passando, in estrema sintes: dal sistema del prezzo minimo garantito per i prodotti agricoli che provocò la corsa sfrenata all’incremento di produzione anche mediante l’uso indiscriminato di concimi sintetici e pesticidi con il risultato di una generale contaminazione dell’ambiente e sovra produzioni che comportarono la formazione di notevoli riserve ( burro – latte in polvere – etc.) con grandi costi di mantenimento in magazzini ovvero la distruzione di enormi
quantità di derrate alimentari (ricordate i mucchi di arance e/o pomodori schiacciate dalle pale semoventi?)
al sistema delle quote di produzione [che il nostro paese ed i nostri agricoltori per distrazione o incompetenza ha sofferto particolarmente con danni economici rilevantissimi], al pagamento di una quota fissa per unità di terreno coltivato [con grandi
benefici economici per le grandi e grandissime aziende agricole a discapito di quelle medie e medio – piccole]
al sistema attuale che si basa su tre principi : Disaccoppiamento (introduzione di un pagamento unico per azienda, slegato dalla produzione); Condizionalità (pagamento subordinato al rispetto di una serie di misure agro-ambientali); Modulazione (riduzione dei pagamenti diretti alle grandi aziende al fine di favorire lo sviluppo rurale).
Questo modello, per altro, è in gran parte responsabile della perdita per naturale marcescenza sulle piante produttrici di molti prodotti orto frutticoli non essendoci la convenienza economica alla loro raccolta ovvero induce a fenomeni di mero sfruttamento di manovalanza umana, per lo più immigrati da paesi in gravi difficoltà socio – economico – ambientali e per lo più alloggiati peggio delle bestie alla faccia delle tanto ventilate politiche di accoglienza. (N.B. alle bestie si deve garantire (giustamente) un equilibrato “Benessere” ed al genere umano?)
Tramite questi principi, il primo pilastro della PAC, disciplinato da regolamenti che si rinnovano periodicamente, dunque, mira, essenzialmente a :
1- mantenere la capacità produttiva dell’UE e, quindi, dare sicurezza alimentare per 500 milioni di consumatori senza distorcere il commercio mondiale.
2- rafforzare la stabilità del mercato per i consumatori e gli agricoltori garantendo anche occupazione e solidità economica delle zone rurali che poi significa limitare l’abbandono delle aree montane e collinari assicurando il presidio del territorio e controllando o, almeno limitando, i fenomeni di dissesto idrogeologico.
3- favorire metodi di produzione agricoli meno impattanti con l’ambiente e una zootecnia rispettosa degli animali, garantire una elevata sicurezza alimentare anche mediante la tracciabilità dei prodotti finali.
Il secondo pilastro della PAC, anch’esso disciplinato da regolamenti in eterna evoluzione (su cui occorrerebbero specifiche riflessioni onde circoscrivere ed annientare certi formalismi che inducono poteri esercitati con eccessiva discrezionalità e che finiscono per dare poteri sconfinati ai burocrati veri padroni della situazione) si rivolge al Sostegno allo Sviluppo Rurale da cui i PSR che si sono succeduti nel tempo con periodi di programmazione settennali.
Attualmente ci troviamo nel periodo di programmazione 2014 – 2020 che è stato messo a punto durante le legislature regionali precedenti quella in carica presieduta dall’avvocato varesino Attilio Fontana che è entrato “nella mischia” a giochi per lo più fatti.
Parliamo, quindi, dell’ultima legislatura condotta da Formigoni e, in buona parte, da quella retta da Maroni.
Tralascio ogni considerazione sull’ultima evoluzione del PSR ad un intervento successivo limitandomi ad evidenziare come ci sia stata l’ennesima deriva verso la maggior complicazione possibile dell’organizzazione generale del programma e della bestiale burocrazia ad esso connessa che sta penalizzando pesantemente l’intera agricoltura lombarda e specialmente le aree rurali, particolarmente quelle montane della nostra provincia.
Dalla lettura dell’ultima tabella di avanzamento della spesa al primo trimestre 2019 (sito rete rurale nazionale : archivi / documenti per area tematica / monitoraggio e valutazione / avanzamento della spesa pubblica – report primo trimestre 2019) risulta che regione Lombardia corre il serissimo rischio di dover restituire a Bruxelles (voce disimpegno automatico al 31.12.2019) quasi 40 milioni di euro a carico del Fondo Europeo Agricolo per lo Sviluppo Rurale o FEASR (con motivato timore di una debacle ben più sostenuta al termine del 2020 o dopo eventuali proroghe), mentre a dicembre 2019 risultavano impegnati 400 milioni di euro su una dotazione di oltre 1.140.000.000 di euro. Da sottolineare che quei 40 milioni a rischio, sommati alla quota messa a disposizione dallo stato, sommerebbero a circa 100 milioni e che la differenza, una volta non attribuita allo sviluppo rurale, finirebbe nel “grande Maelstrom” della spesa pubblica e “Chi si è visto si è visto”, con buona pace per il nostro sistema rurale! A tutto questo, infine, andranno sommate alcune decine di milioni di euro messi a disposizione
dall’Europa come premi di “Performance” che perderemo certamente a vantaggio dei nostri concorrenti europei !! Circa quest’ultima prodezza, lascio a voi ogni commento….
Dalla regione, tuttavia, non ci sono assolutamente notizie ufficiali circa l’andamento della spesa del PSR nonostante l’invito alla presidenza ed all’assessorato (anche personale) a sollecitare gli addetti ai lavori (dirigenti e funzionari regionali in modo
particolare) affinché si riescano ad impiegare utilmente tutte le risorse economiche disponibili evitando il rischio concreto di imbarazzanti restituzioni a Bruxelles di soldoni che non possiamo permetterci il lusso di non spendere.
Alla luce di quanto sopra riportato propongo le seguenti considerazioni sollecitazioni :
1 – Il gravissimo caso delle montagne dimenticate in provincia di Varese.
La nostra provincia è stata estromessa, di fatto, dai finanziamenti per le zone di montagna in quanto non è stato finanziato alcun programma GAL (gruppo di azione locale) per evidente assenza di adeguato supporto politico. Questo fatto è inaudito ed
inaccettabile in quanto i fondi per la montagna dovrebbero essere in ogni caso garantiti a tutte le aree alpine e prealpine senza metterle “Virtualmente” o “Concretamente” in competizione e giustificando con ridicoli formalismi l’esclusione di aree che,
indipendentemente dai programmi progettuali più o meno inventati o ben scritti, richiedono in ogni caso l’intervento pubblico per garantire il presidio del territorio mediante le collettività locali, le loro imprese agricole e /o forestali, quelle turistiche (in ogni loro forma e con ogni tipo di struttura) e quelle energetiche che esprimono volontà e capacità progettuali come ho personalmente illustrato al signor Presidente ed al signor Assessore all’agricoltura.
2- Quei “Miseri” 400 milioni impegnati non sono assolutamente spesi ma solo assegnati a soggetti proponenti ed esperienza ricorda che certamente almeno il 10% avanzerà (chi si ritirerà / rinuncerà al progetto finanziato, chi non riuscirà a completare i lavori programmati) e se questa quarantina di milioni non saranno utilmente redistribuiti per tempo ad eventuali altri proponenti (su quali bandi se questi sono per la maggior parte chiusi con aperture a singhiozzo e finestre di presentazione dei progetti talmente strette che anche una mosca farebbe fatica ad entrarvi?) potrebbero essere definitivamente perduti! (si tratta di alcune decine di milioni di euro avete capito bene? Roba da vedere tutti i cittadini lombardi “Marciare” su Bruxelles o su Milano per trattenere queste risorse a qualunque costo);
3- sentendo colleghi impegnati direttamente su questo fronte, tutti i fondi sarebbero stati (virtualmente) allocati sulle varie “Operazioni” e “Misure” peccato che i bandi relativi soffrono sempre della stessa sindrome del singhiozzo, con finestre che sarebbe meglio definire feritoie da fortificazioni e con le prime pagine a spiegare come prendere dei contributi sugli investimenti (in genere non oltre il 55% IVA esclusa e a saldo di tutti i pagamenti liquidati e quietanzati, dunque tutti anticipati) ed altre pagine e pagine ad evidenziare come toglierli ad ogni minimo errore;
4- secondo “voci di corridoio”, con la recentissima ultima chiusura del bando :
Operazione 4.1.01 “Incentivi per investimenti per la redditività, competitività e sostenibilità delle aziende agricole” sarebbero state presentate un gran numero di domande di contributo (forse 700 e più) con una disponibilità complessiva di risorse che sarebbero in grado di soddisfarne non più di un paio di centinaia.
La situazione pertanto sarebbe la seguente : centinaia di milioni di euro allocati non si sa bene dove (anzi non lo si capisce proprio, alla faccia della trasparenza), con la seria possibilità che le domande per il loro impiego siano di gran lunga inferiori alle disponibilità a fronte di centinaia di domande consegnate con una spesa allocata sulla misura specifica di gran lunga inferiore alle necessità.
Secondo qualche collega se non si riuscisse a concentrare i soldi “dispersi” sulle altre operazioni prima che vengano formalmente pubblicate le graduatorie di questi concorrenti [altro “casino” infernale con punteggi così articolati che si farebbe forse prima (e certamente con maggiore interesse) a calcolare come impiegare il “Buco Nero” recentemente immortalato per attraversare, piegandolo a mo di un foglio di carta, l’universo conosciuto], anch’essi finirebbero nell’oblio di Bruxelles con grande godimento dei nostri partner/concorrenti europei che se li papperebbero con gran velocità grazie alle loro virtù amministrative.
E, allora, vai, altre centinaia di milioni persi da una Lombardia che, storicamente, era sempre riuscita a impiegare totalmente ed utilmente i fondi europei. Sarebbe una vera “Caporetto” per il governo lombardo con la reale possibilità di una insurrezione generale, agricoltori e montanari in testa, a difendere quei soldi drenati dalle nostre tasche che finirebbero per finanziare la concorrenza europea sulle produzioni alimentari (ma vi rendete conto che i tedeschi che producono tre formaggi in croce sono i primi esportatori europei quando solo la nostra regione ne produce almeno una dozzina da competizione internazionale??) e sullo sviluppo dei loro territori rurali con incremento del loro turismo a scapito del nostro e … avanti così …, come si suol dire : ”al peggio non c’è fine” .
Valerio Montonati – Agronomo

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 14 giugno 2019
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