Isolata e triste

Varese ha una ricchezza in ogni campo, ma molti si lamentano. Si può far meglio? Certamente, ma la prima azione necessaria è avere consapevolezza di dove si vive

Rfi stazione varese

Tre stazioni ferroviarie. Diverse linee ferroviarie. Sette treni all’ora per Milano con due diretti che arrivano in 50 minuti. Cinque località turistiche di lago raggiungibili in treno in meno di 40 minuti (Laveno, Porto Ceresio, Mendrisio, Como e Lugano). Una linea che porta direttamente a Malpensa e una internazionale inaugurata da meno di due anni che di fatto ci collega con il nord Europa.

Una società di trasporto urbano ed extra urbano in bus che nel 2018 ha staccato oltre nove milioni di biglietti, di cui 5,4 solo nella città capoluogo.

Un numero di turisti triplicati in dodici anni con un tasso di crescita tra i più alti in Italia e con occupazione delle strutture ricettive altissimo (fonte: Camera di commercio e dati Istat).

Una rete di Università pubbliche e private come nessuna città di provincia ha (Insubria, Liuc, Usi, Supsi solo per restare in un raggio massimo 30 km).

Un aeroporto internazionale a due passi, e altri tre (Agno, Linate e Orio) a meno di 100 chilometri. Strutture che sono ai vertici della grande distribuzione, del numero di spettatori in multisala e altro. Una provincia che è tra le più ricche d’Italia ed è l’undicesimo distretto manifatturiero in Europa.

Se poi andiamo agli eventi la musica non cambia molto.

Basti pensare al solo settore sportivo grazie al lavoro della Varese Sport Commission e alle diverse società che si impegnano tutto l’anno e coinvolgono migliaia di volontari. Nel week end il Campo dei fiori Trail ha visto la partecipazione di 1500 persone con un indotto notevole. Tra poche settimane la Tre valli con la gran fondo dove sono attese migliaia di persone da ogni parte del mondo. Le  attività del canottaggio che hanno portato Varese ai vertici mondiali.

Ci sono tre realtà patrimonio mondiale dell’Umanità di Unesco: il sistema palafitticolo di cui fa parte l’Isolino Virginia, il Sacro Monte e il Campo dei fiori che è entrato nell’area Mab Unesco con la Valle del Ticino e la Val Grande.

Se ci spostiamo nel campo della cultura non ce la caviamo poi così male. Il Premio Chiara e Festival del racconto compie 30 anni e ha portato in città i più importanti scrittori. Da vent’anni l’associazione Solevoci organizza uno dei grandi festival di Gospel con musicisti da ogni parte del mondo. Ci sono tante rassegne teatrali, musicali e cinematografiche di ottimo livello. Il nostro giornale con Glocal, alla sua ottava edizione, è diventato un punto di riferimento per il giornalismo in tutta Italia. Da tre anni con Nature urbane si è rimesso al centro il tema del paesaggio e dell’ambiente in una delle città con una presenza di giardini quasi unica per estensione e qualità.

Un elenco che potrebbe allungarsi tanto da venire a noia perché non dimentichiamoci che siamo il tempio del basket, di tanti artisti e personaggi che eccellono in diversi campi.

Tutto bene allora? Insomma… c’è sempre chi si lamenta e avrà qualche ragione perché evidentemente quanto vive la città non basta.

Si può far meglio? Certamente. La prima azione però è avere consapevolezza di dove si vive. Per far questo occorre conoscere dati e provare a compararli. Non dobbiamo mai dimenticare che Varese è una città di 80mila abitanti e il suo circondario non sempre gravità sul capoluogo.

Esiste quindi un tema di “mercato”, di sostenibilità di ogni proposta, ma non si può certo dire che Varese sia isolata o triste. Forse è una città un po’ anziana, nel senso che i giovani non la trovano attraente, ma questo è solo uno degli aspetti di cui tenere conto.

Rendere più vivace la città non è una questione che riguarda solo l’amministrazione. È un tema che dovrebbe coinvolgere ogni singolo cittadino. Ci sono enormi capitali finanziari dormienti già presenti, oltre ai possibili investitori dall’esterno. Servirebbe il coraggio e la visione visto che il terreno è già molto fertile e un altro esempio è tutto il dibattito sul teatro che comunque fin qui ha svolto una funzione culturale importante.

Servirebbe avere meno “la sindrome del pasticcino” (ne parlavamo qui), dove ognuno vuole primeggiare, anche nel racconto del presunto degrado, e gioire invece nel lavorare insieme in un bel laboratorio per fare una torta più grande e più buona.

di marco@varesenews.it
Pubblicato il 23 settembre 2019
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Commenti

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  1. Scritto da Michele Milani

    Condivido in toto… curiosità: da dove nasce questo editoriale? qualche episodio in particolare? grazie!

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