Dialisi a domicilio: l’ospedale avvia la sperimentazione

L'Asst Sette Laghi, attraverso la ditta Sapio che metterà a disposizione un infermiere, effettuerà la dialisi al domicilio. Una sperimentazione per capire modello e costi

nefrologia dottor rombolà

La dialisi a domicilio, assistiti da un infermiere professionale. È la novità che l’Asst Sette Laghi offre ai suoi pazienti in via sperimentale.

Primo in Lombardia e secondo in Italia, il reparto di nefrologia dell’ospedale di Varese potrà assistere a domicilio uno dei suoi 400 pazienti che tre volte a ogni settimana ( 300 a Varese e una novantina a Tradate) devono arrivare in corsia per sottoporsi al trattamento che “pulisce il sangue”.

Ad effettuare l’assistenza a domicilio sarà una figura professionale della ditta Sapio che ha vinto il bando pubblicato dall’azienda ospedaliera per effettuare il servizio a domicilio.

«Anche se è formalmente possibile effettuare l’emodialisi al domicilio dei pazienti – precisa il Dott. Giuseppe Rombolà, Direttore della S.C. Nefrologia e Dialisi della ASST dei Sette Laghi – la complessità del trattamento e il rischio di problematiche insite nello stesso obbligano ad avere l’assistenza di un partner per tutta la durata del trattamento».

La sperimentazione servirà a tarare il modello e a metterlo a regime ma, anche, a quantificare il costo per modulare il rimborso da parte di Regione Lombardia.
Al fianco dell’Asst Sette Laghi in questa sperimentazione la ditta che da anni si occupa di ossigeno ed ha già esperienza nel campo dell’assistenza ai pazienti : « Abbiamo voluto mettere a disposizione le nostre competenze per vedere di avviare un nuovo modello nell’ambito della dialisi».

Nella prima fase della sperimentazione è previsto si coinvolgerà un solo paziente. Il progetto prevede che l’infermiere professionale, dopo una valutazione di idoneità e competenza, venga addestrato compiutamente all’utilizzo del macchinario domiciliare ed entri in un rapporto empatico e di fiducia con il paziente.

Adeguato l’impianto idraulico ed elettrico di casa, dopo le prove microbiologiche e di qualità dell’acqua e il collaudo di tutto l’impianto, il paziente può iniziare il trattamento emodialitico al suo domicilio. E’ sempre e comunque garantito il supporto dello specialista nefrologo.

«L’obiettivo – tiene a sottolineare il Dott. Ivan Mazzoleni, Direttore SocioSanitario dell’ASST – è anche quello di migliorare l’adesione del paziente a tutta la terapia dell’insufficienza renale cronica (dieta, farmaci, corretta assunzione della terapia stessa, abitudini di vita) e costruire un’alleanza terapeutica tra paziente, famiglia e operatori per ottenere una migliore riabilitazione e un reinserimento nella vita sociale di relazione e, dove possibile, anche lavorativa: non è più il paziente che si adatta alle esigenze del centro ma, entro certi limiti, è il servizio che si modella sulle esigenze del paziente».

Il paziente che parteciperà alla sperimentazione andrà scelto tra quelli che meglio rispondono ai requisiti di sicurezza : « Andremo a individuare un paziente considerato stabile proprio perché dobbiamo offrire un servizio nella massima sicurezza» precisa il dottor Rombolà.

L’insufficienza renale cronica è una grave condizione medica, caratterizzata da un declino graduale della funzionalità dei reni. Una persona affetta da insufficienza renale cronica ha due possibilità: sottoporsi a trattamento dialitico oppure, se esistono le condizioni, a trapianto di rene.
L’emodialisi può essere effettuata in ospedale di norma tre volte a settimana, dove i giorni e l’orario sono decisi dalla struttura e la scarsa disponibilità di vettori per il trasporto assistito unite alle distanze tra ospedale e domicilio dei pazienti possono limitare la riabilitazione e una vita sociale adeguata.

A fianco della modalità ospedaliera esiste anche la possibilità di domiciliare il trattamento, utilizzando soprattutto la dialisi peritoneale: « Si tratta di un modello di integrazione tra ospedale e territorio che va verso una migliore gestione del paziente. Avere al proprio domicilio la cura offre indubbiamente notevoli vantaggi sulla qualità della vita».

Il servizio, attualmente, viene esternalizzato anche perché viene promosso in contemporanea da altre 4 Asst: « È una sperimentazione – chiarisce il direttore  Mazzoleni – non volevamo quindi sottrarre nostro personale, mentre il fatto della contemporaneità con altre Asst ci imponeva di individuare un unico partner che offrisse identico servizio qualitativo. Nel caso il sistema dovesse fornire risultati positivi, si potrà pensare a una diversa organizzazione»

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Pubblicato il 12 novembre 2019
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