“Quattro ore in PS senza essere visitati. Che frustrazione”

Nonostante le innovazioni organizzative, la situazione in pronto soccorso rimane critica. Le amare riflessioni di un utente che, alla fine, se n'è andato

pronto soccorso

Sette ore di attesa per l’area traumatologica, 2,30 per quella medica internistica.

Pomeriggio di passione per gli operatori del pronto soccorso di Varese che alle 16 stavano curando cinque pazienti in codice rosso di cui 3 nell’emergency room, 29 in codice giallo e 26 verdi mentre in attesa c’erano 8 persone per problemi di area medica e 15 di traumatologia.

Una giornata intesa resa problematica da una nottata decisamente faticosa e complicata.
Nonostante le cure e le sperimentazioni avviate, il PS del Circolo rimane un reparto di difficile gestione con una “barellaia” che non si riesce a limitare.

Un padre ci racconta la sua delusione e frustrazione per un servizio che apparentemente non risponde a linee logiche, mentre i reparti registrano ancora blocchi dell’attività programmata e slittamento degli interventi in elezione.

«Avevo sentito parlare della situazione del pronto soccorso dell’ospedale di Circolo di Varese per quanto riguarda i tempi di attesa, ma ieri per la prima volta ho purtroppo sperimentato sulla mia pelle l’indecenza della tanto decantata sanità lombarda.

Arrivo con mia figlia al pronto soccorso per un suo dito gonfio e livido, sospetta frattura, alle 20 circa, ci prendono in carico alle 20:38 ( 38 minuti per il triage) codice verde.

Inizia l’attesa in una sala molto affollata; c’è gente che entra ed esce dalle varie porte, alcuni vengono pre-visitati in una sala visite, altri come noi no, non si capisce in base a quali criterio.

Intorno alle 23 arriva un ragazzo con un trauma al ginocchio, vestito da calcetto, la madre è molto agitata e inizia parlare con gli infermieri, a chiedere qua e là; gli viene assegnato un codice verde, come noi, ma magicamente dopo cinque minuti entra; alla mia richiesta di spiegazioni mi viene detto che è solo per farlo sdraiare (ma era comodamente seduta insedia rotelle e cosciente); però, guarda caso, appare sullo schermo un codice giallo, ma nel frattempo non era arrivato nessuno al triage …

Tutto si blocca, nessuno più viene chiamato e dopo un’ora abbondante la madre citata esce più sollevata. Forse il figlio è stato trattato.
Noi siamo ancora lì, con il nostro dito gonfio, dopo quattro ore abbondanti, pensando che l’indomani ci sarebbero anche il lavoro la scuola , la baby sitter da organizzare, decidiamo di andarcene.

È l’una di notte e proviamo frustrazione, neanche rabbia o desolazione. Riproveremo domani da un’altra parte. Siccome certe cose non capitano mai per caso, mentre ce ne stavamo in attesa, abbiamo visto un nostro conoscente arrivare al pronto soccorso; ci dice che ha un formicolio al braccio sinistro e non si sente tranquillo. Erano le 23 circa. Dopo averlo salutato e auguratogli il meglio, stamattina alle otto gli mando un messaggio per sapere come va: mi risponde “siamo ancora qua aspettiamo gli ultimi esami”.
Nessun tono di rabbia nelle sue parole. Siamo tutti rassegnati circonda, neanche protestiamo più, siamo stati annientati. Che tristezza

Marco Mazzara».

di
Pubblicato il 14 novembre 2019
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