Il bancario rischia di scomparire

Dopo il rinnovo del contratto la First Cisl fa il punto della situazione, persi 44mila posti di lavoro negli ultimi 8 anni. I 190 euro di aumento potrebbero essere una vittoria di Pirro

Generico 2018

Che fine faranno i bancari? Una domanda che sembra inopportuna a poche settimane dal rinnovo del contratto collettivo che ha portato nelle tasche dei lavoratori un aumento di 190 euro al mese. Nessuno l’ha pronunciata, ma nella sede varesina della First Cisl dei laghi, dove sono riuniti i vertici nazionali, regionali e provinciali, è come se quella domanda aleggiasse nell’aria. Non è una semplice percezione perché quei 190 euro, se confrontati con i 44mila posti di lavoro persi in Italia negli ultimi 8 anni, appaiono come una vittoria di Pirro. Un trend che sembra inarrestabile con un picco di 13.500 solo nel 2017.

Pierpaolo Merlini, segretario nazionale della First Cisl, non lo dice esplicitamente, pur sapendo che  quel rinnovo è stato raggiunto con una certa facilità. Insomma, la quiete prima della tempesta. «Non abbiamo fatto un’ora di sciopero – sottolinea Merlini- e il buon risultato economico è il frutto di un’idea di relazione sindacale particolare. Detto questo, resta aperto il tema sul futuro di questo lavoro perché questo contratto ha la pretesa di inseguire lo sviluppo del settore. Pensare di diventare una nicchia ricca potrebbe piacere e servire a qualcuno ma non servirà a tutti. Occorre perciò una cabina di regia che sappia suggerire soluzioni adeguate».

La preoccupazione del sindacato è dunque evidente: lo sviluppo tecnologico ha messo in moto un meccanismo di disintermediazione che sta rivoluzionando le prospettive occupazionali del settore. I tassi di interesse negativi da una parte e il rallentamento dell’economia dall’altra costringono le banche a tagliare i costi, in primis quelli di sedi e personale. Solo nel Vecchio Continente nel 2019 sono stati bruciati oltre 52mila posti di lavoro. Si chiudono filiali e sportelli, si incentivano prepensionamenti e mobilità, si ricorre ad alleanze con categorie che nulla hanno a che fare con la professionalità del bancario come dimostra l’accordo raggiunto da Intesa Sanpaolo, che trasforma le tabaccherie italiane in piccoli bancomat grazie all’ex Banca Itb, acquistata dal gruppo torinese nel 2016. «Noi non firmeremo mai quell’accordo con Intesa – spiega il segretario regionale della First Cisl Andrea Battistini – Il credito viene portato fuori dalle banche o ancor peggio affidato agli algoritmi. Gli istituti di credito hanno ormai rinunciato a sviluppare al proprio interno competenze e spazi che li renderebbero più competitivi nei servizi alla clientela. Svendono gli Npl (crediti deteriorati, ndr) agli hedge fund che notoriamente hanno poca pazienza e poca trasparenza. Siamo in una fase dove si sente il mancato intervento del regolatore nazionale e soprattutto internazionale, cioè l’Europa».

«Il problema è culturale, occorre una rinascita, un nuovo umanesimo» sottolineano all’unisono Battistini e Merlini. Trovare una soluzione non è facile come dirlo, perché sui territori nel frattempo non solo quella rinascita non c’è stata ma si sono aperte delle proprie e vere ferite nel rapporto tra banca e cittadini. Sono quasi 400 i comuni italiani rimasti scoperti, cioè senza nessun sportello dove poter fare le varie operazioni. «Bisogna riformulare il concetto di responsabilità sociale della banca nei confronti del territorio – conclude Alberto Broggi, segretario provinciale della First Cisl dei laghi – In provincia hanno chiuso filiali che gestivano i servizi di tesoreria dei comuni, un tempo motivo di prestigio e segno di servizio alla comunità, oggi un semplice costo. Bpm e Ubi taglieranno altre filiali e sportelli sui territori, mentre le Poste li stanno mantenendo. Forse la riflessione da fare è sulla vera natura delle banche che non sono imprese come tutte le altre».

di michele.mancino@varesenews.it
Pubblicato il 10 gennaio 2020
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Commenti

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  1. Scritto da Viacolvento

    Mi sembra una posizione di retroguardia e di difesa di una situazione di monopolio, contraria all’interesse dei clienti; basti pensare al limitato orario di apertura degli sportelli rispetto ai tabaccai.

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