I nidi hanno bisogno di innovazione
Dopo le proteste contro la proposta di inserire volontari negli asili e rividere il rapporto numerico educatori-bimbi, la riforma torna all'ordine del giorno al Pirellone
Dopo le vibrate proteste di famiglie ed educatori che nel mese di gennaio hanno spinto Regione Lombardia a rimandare le delibere sulla riforma degli asili nido, il tema torna all’ordine del giorno al Pirellone nelle giornate di mercoledì 12 febbraio ( si riunisce la Commissione competente) e di nuovo tra due settimane, mercoledì 26 febbraio, quando sarà il Consiglio Regionale a dover esprimere un voto definitivo in materia. E i sindacati ricordano: “La delibera va cambiata, serve innovazione”.
Oggetto delle proteste sono le proposte di inserire personale volontario nei nidi e di rivedere il rapporto numerico tra bambini ed educatori eliminando l’attuale distinzione tra lattanti (bambini iscritti prima di aver compiuto 12 mesi) e divezzi (bambini tra 12 e i 36 mesi). “Tutte proposte che peggiorano la qualità del servizio”, si legge nella nota diffusa da FP e FLC di CGIL Lombardia.
“I nidi in Lombardia hanno bisogno di un potenziamento numerico perché la popolazione di bambini raggiunta è ancora troppo bassa- si legge in una nota diffusa dalla Cgil – 3 bambini su 4 non riescono ad essere inseriti in un segmento dell’offerta educativa essenziale per le loro opportunità successive. È infatti cruciale sostenere i bisogni educativi dei bambini fin dalla prima infanzia, per ridurre i rischi dell’insuccesso formativo, della povertà educativa, della marginalizzazione sociale”.
Il difetto di fondo della delibera, secondo il sindacato, sta in una visione tradizionale dei nidi, che non collega in un percorso unitario l’offerta di nidi con quella della scuola dell’infanzia, elaborata da due assessorati che lavorano nell’ottica della prestazione sociale e non dell’offerta educativa e di istruzione.
“Una visione purtroppo lontana dalle sperimentazioni diffuse in molti Comuni anche lombardi che, seguendo le indicazioni delle norme nazionali, sviluppano sistemi integrati di istruzione e formazione dalla nascita fino a 6 anni, dimostrando che cambiare passo scegliendo di innovare è necessario e possibile”.
Il sindacato chiede di innovare in tal senso non solo intervenendo sulla delibera, ma anche cambiando il modo di affrontare il tema, avvalendosi del lavoro del tavolo Regionale Sistema Educativo 0/6 e della interlocuzione con tante esperienze avanzate presenti nei territori e infine garantendo un quadro unitario delle risorse complessivamente disponibili.
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